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[[Aristotele]] vide nel dialogo socratico il tentativo di arrivare a quel procedimento [[induzione|induttivo]] attraverso il quale si astrae dalle cose ciò che esse hanno in comune e mettendo da parte le diversità si trova in questo modo ciò che le caratterizza per quello che esse sono.
 
Sia i [[cinismo|cinici]] che [[Platone]] obiettarono al procedimento [[astrazione|astrattivo]] aristotelico che non si possono indiduareindividuare i particolari di una cosa (le orecchie, la criniera, la coda ad esempio di un cavallo) se questi non sono già riconosciuti come ''quei'' particolari che fanno parte di un insieme omogeneo (il cavallo). Tu già sai che quegli elementi (orecchie, criniera, ecc.) appartengono tutt'insieme, fanno parte essenziale della cosa (cavallo). Si potranno cioè identificare gli elementi essenziali (orecchie, ecc.), scartando quelli contingenti (ad esempio il colore), per rapportarli alla cosa (al cavallo) solo se ''preventivamente'' si conosce ciò che quei particolari hanno in comune cioè la loro universale essenza.
 
In questo modo si poneva per la prima volta il problema della questione ''[[ontologia|ontologica]]'' dell'universale che esisterebbe nelle sue determinazioni universali (cavallo con orecchie, coda, criniera, ecc.) ''prima'' che esso assuma le sue connotazioni [[contingenza (filosofia)|contingenti]] (colore, ecc.).
 
Per Aristotele allora la [[scienza]] è sempre scienza dell'universale, essa non considera i particolari ma solo le caratteristiche universali che si rifanno all'essenza-[[sostanza (filosofia)|sostanza]]<ref>Per semplicità qui si parla indifferentemente di sostanza ed essenza in Aristotele che in effetti egli sottilmente distingue in quattro diverse particolarità che sono:
*I) il [[Soggetto (filosofia)|soggetto]] o ''sostrato materiale'' (l<nowiki>'</nowiki>''hypokeimenon'');
*II) il ''genere'' (''ghenos'');
*III) l<nowiki>'</nowiki>''universale'' (''kathòlou'');
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