Differenze tra le versioni di "Fosca (romanzo)"

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{{Libro
|tipo = Orrore
|titolo = Fosca
|titoloorig =
|seguito =
}}
{{quoteQuote|Quella infermità terribile per cui aveva provato tanto orrore mi aveva colpito in quell'istante; la malattia di Fosca si era trasfusa in me: io aveva conseguito in quel momento la triste eredità del mio fallo e del mio amore.|[[Iginio Ugo Tarchetti|I.U. Tarchetti]], ''Fosca'', cap. XLIX}}
 
{{quote|Quella infermità terribile per cui aveva provato tanto orrore mi aveva colpito in quell'istante; la malattia di Fosca si era trasfusa in me: io aveva conseguito in quel momento la triste eredità del mio fallo e del mio amore.|[[Iginio Ugo Tarchetti|I.U. Tarchetti]], ''Fosca'', cap. XLIX}}
 
'''''Fosca''''' è il [[romanzo]] più famoso dello scrittore [[Iginio Ugo Tarchetti]]. Uscito a puntate sulla rivista «[[Il Pungolo]]» nel [[1869]] e raccolto in volume nello stesso anno, è uno dei più rappresentativi romanzi della [[Scapigliatura]]. Tarchetti morì prima di terminare il penultimo capitolo, che fu completato dall’amico Salvatore Farina.<ref> G. Baldi, S. Giusso, M. Razetti, G. Zaccaria, ''Dal testo alla storia, dalla storia al testo'', Milano 2002, vol. 3/1, p. 24.</ref>
 
==Trama==
A cinque anni di distanza, Giorgio, [[militare]] di carriera, decide di affidare alla [[carta]] le memorie di un periodo particolarmente doloroso della sua [[vita]], caratterizzato dall’amore per due [[Donna|donne]] dai caratteri antitetici: Clara e Fosca.
 
I ricordi iniziano quando il giovane militare, in congedo per malattia, decide di abbandonare il suo odiato villaggio natio per recarsi a [[Milano]], a far visita a un amico. Qui Giorgio incontra Clara, una giovane donna ricca di bellezza e virtù con la quale intrattiene una tenera relazione amorosa (Clara è però sposata con un impiegato di un’amministrazione governativa). L’idillio dura solo due mesi, quando Giorgio viene promosso capitano e destinato ad un nuovo incarico.
 
D’istanza in un piccolo villaggio, Giorgio è spesso ospite nella casa del [[colonnello]], comandante della guarnigione. È proprio in questa casa che il giovane fa conoscenza con la cugina del colonnello, Fosca, descritta dal proprio [[Medicina|medico]] come «la [[malattia]] personificata, l’[[Isteria|isterismo]] fatto donna, un miracolo vivente del [[sistema nervoso]]». Fosca è una donna di rara bruttezza affetta da una grave malattia, ma allo stesso tempo dotata di un’acuta sensibilità e di una raffinata cultura: Giorgio presto ne inizia a subire l’oscuro fascino, tanto da non riuscire ad evitarla e da essere costretto ad instaurare con la donna un morboso legame sentimentale.
 
Da questa relazione Fosca sembra trarre nuovo vigore e quasi guarire dalla sua malattia, a scapito però di Giorgio, che si sente deperire e avvicinare alla morte. Con la complicità del medico, il giovane riesce a ottenere un trasferimento provvisorio a Milano, che in seguito dovrà diventare definitivo. Tuttavia, negli ultimi giorni di soggiorno in casa del colonnello succede l’irreparabile: Fosca, alla fine del romanzo, muore logorata dalla malattia in seguito ad una morbosa nottata trascorsa con l’amato, mentre Giorgio, sfidato a [[duello]] dal colonnello, è colto da un malore e si rende conto di essere vittima della stessa malattia della donna.
 
==Caratteri generali dell’opera==
La vicenda della ''Fosca'', narrata in prima persona dal protagonista, appare scarna di eventi esteriori, ma giocata quasi completamente sul piano psicologico. In essa è infatti ravvisabile l’interesse per l’introspezione e lo studio del caso patologico, caratteristica tipicamente [[Naturalismo|naturalistica]] (si pensi ai fratelli [[Edmond de Goncourt|Edmond]] e [[Jules de Goncourt]]).<ref>Idem.</ref>
 
La struttura del romanzo si presta invece a un’interpretazione simbolica: Giorgio è stretto tra due fuochi, rappresentati dalle due donne amate e dai loro caratteri antitetici, sottolineati allusivamente dai loro nomi. Clara, donna serena e solare, è simbolo di vita e di gioia, donatrice di salute al protagonista ammalato; al contrario, Fosca è la donna-vampiro, che succhia la linfa vitale all’uomo corrompendolo e portandolo alla morte. Ella è dunque la «donna fatale», alla quale non si può sfuggire, ma è allo stesso tempo un richiamo alla morte, in un continuo rimescolamento dei due temi di [[amore]] e [[morte]].<ref>Idem.</ref> Come riconosce lo stesso protagonista:
 
{{quote|Una cosa sovratutto […] contribuiva ad accrescere il mio dolore: il pensiero fisso, continuo, orrendo, che quella donna volesse trascinarmi con sé nella tomba. […] Il vederla già consunta, già incadaverita, abbracciarmi, avvinghiarmi, tenermi stretto sul suo seno durante quei suoi spasimi, era cosa che dava ogni giorno maggior forza a questa fissazione spaventevole.|[[Iginio Ugo Tarchetti|I.U. Tarchetti]], ''Fosca'', cap. XXXIII}}
 
In conclusione, la Fosca da un lato riprende temi propri del primo [[Romanticismo]], come il gusto per l’orrido e l’oscuro (si pensi a [[Charles Baudelaire|Baudelaire]], [[Edgar Allan Poe|Poe]] oppure [[Ernst Theodor Amadeus Hoffmann|Hoffmann]]), e dall’altro lato anticipa temi che saranno propri del [[Decadentismo]] (in particolare, disi veda ''[[Il piacere (romanzo)|Il Piacere]]'' di [[Gabriele D’Annunzio]]).
 
==Note==
Utente anonimo