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Quando nel marzo 1911 uscì il numero unico de "La Voce" su ''La questione meridionale'', oltre a confermare l'importanza del gruppo dei collaboratori salveminiani, esso rappresentò l'anticipazione di un più ampio schieramento che [[Gaetano Salvemini]] ([[1873]]-[[1957]]) avrebbe presto realizzato.
 
Ai tempi della guerra libica Salvemini, una delle personalità più notevoli della cultura italiana del [[ Novecento]], autore del polemico, antigiolittiano volume ''Il ministro della malavita'' ([[1910]]) rompe la collaborazione con "La Voce", esce dal [[Partito Socialista]] e fonda a [[Firenze]] il nuovo settimanale chiedendo la collaborazione di autorevoli personaggi meridionali come [[Giustino Fortunato (1848-1932)|Giustino Fortunato]], [[Antonio De Viti De Marco]] (''leader'' del [[movimento liberista]]) e [[Benedetto Croce]].
 
In una lettera a [[Prezzolini]], Salvemini dichiarava: "la crisi tripolitana non è che il momento saliente della crisi generale della Voce. I gruppi della Voce non sono due, sono dieci, sono venti... Occorre dividerci. Io ormai non concepisco più [[La Voce]] che come un giornale settimanale di problemi politici, una specie di [[Critica sociale]] di vent'anni or sono, in cui la critica letteraria e filosofica faccia da contorno, da ornamento, da puntello ad un'edizione politica determinata. Gli altri la considerano come una continuazione del [[Leonardo (rivista)|Leonardo]]".
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