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[[File:Cimabue 032.jpg|thumb|Stretti sono i raffronti con la ''[[Maestà del Louvre]]'' di [[Cimabue]], 1280 circa, già a [[Pisa]]]]
 
La tavola è la più grande che ci sia pervenuta riguardo al Duecento<ref>AA.VV., ''Galleria degli Uffizi'', Collana ''I grandi musei del mondo'', Scala Group, Roma 2003, pag. 25.</ref> e venne dipinta dal pittore senese, allora giovane e in patria straniera ([[repubblica di Firenze|Firenze]] e [[repubblica di Siena|Siena]] erano due repubbliche diverse).
 
L'opera si ispira alla ''[[Maestà del Louvre]]'' di [[Cimabue]], dipinta circa cinque anni prima, con la stessa disposizione del trono in tralice, la stessa inclinazione dei volti, i medesimi gesti della madre col figlio, la stessa impostazione della cornice. Il tema però è qui rappresentato con una nuova sensibilità, più "gotica", carico di ancora maggiore dolcezza nei volti e nella dolente umanità che supera i rigidi schematismi bizantini, facendo eco all'importanza tribuata nel Duecento ai culti mariani.