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Beyoğlu
La sua elezione alla massima carica della Repubblica, la trentatreesima, avvenne l'[[8 settembre]] del [[1450]] in successione al cugino [[Lodovico di Campofregoso]].
 
Il suo dogato, durato quasi otto anni, viene ricordato dagli storici e dagli annali della Repubblica come uno dei più "disastrosi" per l'importante e fiorente [[economia]] nelle [[colonie genovesi|colonie orientali genovesi]]. In questo periodo, infatti, [[Genova]] e la sua Repubblica marinara persero le note colonie di [[Pera (Turchia)Beyoğlu|Pera]] in [[Turchia]], di [[Caffa]] in [[Crimea]] e [[Chio]] in [[Grecia]] facendo così decadere gli ormai ossidati scambi commerciali tra il capoluogo ligure e le sue terre d'Oriente.
 
Durante il suo dogato viene ricordato inoltre per aver coniato, forse per la prima volta, dodici monete in [[argento]] con la raffigurazione incisa del monogramma di [[Gesù]] - [[Monogramma di Cristo|JHS]] - esprimendo, come sostengono gli storici, il proprio credo religioso [[cattolico]]. La carica a doge ebbe termine nel gennaio del [[1458]] quando scontri con i soldati turchi, [[aragonesi]] e soprattutto tra la stessa popolazione genovese di fazione [[ghibellina]] costrinse Pietro di Campofregoso a chiedere aiuto al re di [[Francia]] [[Carlo VII di Francia|Carlo VII]]. Così come nel [[1396]] e il suo predecessore [[Carlo VI di Francia|Carlo VI]], durante la prima devozione francese, l'aiuto d'oltralpe si trasformò ben presto in una nuova sottomissione della Repubblica di Genova dal marzo 1458 al marzo [[1461]].
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