Potere (diritto): differenze tra le versioni

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In [[diritto]] il termine '''potere'''<ref>Talvolta si parla di ''potere giuridico'' per distinguere questa accezione del termine da quella, molto più ampia, utilizzata nelle altre scienze sociali</ref> (o '''capacità''') designa una [[situazione giuridica soggettiva]] attiva consistente nella possibilità attribuita ad un [[Soggetto di diritto|soggetto]] di produrre determinati ''effetti giuridici'', ossia di costituire, modificare o estinguere un [[rapporto giuridico]], attraverso un [[atto giuridico]].
 
Secondo una diffusa impostazione teorica, dovutache risale ad [[Hans Kelsen]], l'esercizio di un potere si risolve sempre nella produzione di un precetto, sia quando si estrinseca in [[atto normativo|atti normativi]], quelli che rientrano tra le [[fonte del diritto|fonti del diritto]] ([[costituzione]], [[legge]], [[regolamento]] ecc.)e che costituiscono normale parametro di giudizio per il Giudice, sia quando si estrinseca in altri atti giuridici ([[sentenza]], [[provvedimento amministrativo]], [[negozio giuridico]] ecc.), solo che, nel secondo caso, i precetti prodotti non hanno le caratteristiche delle generalità e astrattezza che presentano invece le [[norma (diritto)|norme giuridiche]]. In quest'ottica, il potere è, dunque, un comportamento creativo di diritto e, quindi, libero.
 
L'attribuzione di un potere ad un soggetto comporta una corrispondente situazione giuridica soggettiva, detta ''[[soggezione]]'', in capo al soggetto parte del rapporto giuridico che può essere costituito, modificato o estinto dal titolare del potere. La mancanza di soggezione rispetto ad un potere è detta ''[[immunità (diritto)|immunità]]''.
Il potere può essere conferito ad un soggetto nel suo [[interesse (diritto)|interesse]] o nell'interesse altrui. Quando il potere viene conferito nell'interesse altrui prende il nome di ''[[potestà]]''<ref>Va notato che talvolta il termine potestà viene utilizzato, in senso più ampio, come sinonimo di potere</ref>. In questo caso l'esercizio del potere costituisce al tempo stesso l'adempimento di un dovere, ragion per cui in dottrina si usa parlare di ''potere-dovere''. Quando invece viene concessa ad un soggetto la possibilità di modificare la sfera giuridica altrui nel suo interesse, il potere prende il nome di ''[[diritto potestativo]]''. Mentre le potestà sono tipiche, seppur non esclusive, del [[diritto pubblico]], i diritti potestativi sono tipici del [[diritto privato]].
 
Il potere (che, in definitiva, è unconsiderato comportamentouna creativosituazione digiuridica dirittosoggettiva e, quindi, libero, v, G. Guarino, Potere giuridicoelementare e diritto soggettivo, in Rass. dir. pubbl. , 1949,238 e ss.) è capace di entrare inpuò composizioneandare cona diversecomporre situazioni soggettive complesse, come si è già visto nel caso della potestà. Infatti, alcuni [[diritto soggettivo|diritti soggettivi]] possono essere scomposti in situazioni giuridiche elementari, tra cui poteri: si pensi al diritto di [[proprietà (diritto)|proprietà]] che, tra le situazioni elementari che lo compongono, annovera una serie di poteri, ad esempio quello di alienare il bene.
 
Rientra nel concetto di potere anche <nowiki>l'</nowiki>''[[azione (diritto)|azione]]'': può essere infatti definita come il potere attribuito ad un [[soggetto di diritto|soggetto giuridico]] di provocare l'esercizio della [[giurisdizione]] da parte di un [[giudice]], avviando un [[processo (diritto)|processo]].
==Note==
<references/>
 
==Bibliografia==
*Guarino G. ''Potere giuridico e diritto soggettivo'' in 'Rassegna di diritto pubblico'', 1949, pag. 238 e segg.
 
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