Madonna di Vico l'Abate: differenze tra le versioni

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[[File:Sta-reparata-madonna88.jpg|thumb|250px|La ''Madonna'' di Arnolfo di Cambio, già sulla facciata del Duomo di Firenze]]
La '''''Madonna di Vico l'Abate''''' è un dipinto a temnperatempera e oro [[su tavola]] (150x78 cm) di [[Ambrogio Lorenzetti]], datato al [[1319]] e conservato nel [[Museo di San Casciano]] a [[San Casciano in Val di Pesa]] ([[provincia di Firenze|FI]]).
 
==Storia==
L'opera, che proviene dalla [[Chiesa di Sant'Angelo (Vico l'Abate)|Chiesa di Sant'Angelo]] a [[Vico l'Abate]], è datata 1319 come riportato nell'iscrizione in basso: "<small>A.D. MCCCXVIIII. P(E)R RIMEDIO D(E)L A(N)I(M)A DI BURNACIO. DUCIO DA TOLANO FECELA FARE BERNARDO FIGLIUOLO BURNA...</small>". Si tratta della prima opera certa di Ambrogio Lorenzetti e gli venne assegnata nel [[1922]] dal De Nicola, sottolineandone le affinità con la ''[[Madonna di Badia a Isola]]'', e; in seguito tale attribuzione è stata accettata dalla critica.
 
Ciò ne fa la prima opera certa dell'autore.
Al centro del dipinto si trova la Vergine seduta su un trono ligneo riccamente intarsiato. La figura è rigidamente frontale e fissa, di grande monumentalità, con una presenza statuaria e possente, che echeggia anche le statue di [[Arnolfo di Cambio]] (''Madonna col Bambino già sulla facciata del [[Duomo di Firenze|Duomo]], oggi nel [[Museo dell'Opera del Duomo (Firenze)|Museo dell'Opera del Duomo]]'') e di [[Nicola Pisano]] (il Bambino simile a quello della ''Presentazione al Tempio'' nel [[pulpito del Duomo di Siena]]). Il manto della Madonna è reso con un colore compatto e con scarsa caratterizzazione a pieghe del panneggio. Il solido e spigoloso trono ligneo, riccamente intarsiato, irrigidisce ancora maggiormente la ferma presa di Maria sul figlio, e l'unica concessione fuori schema è il vivace bambino, dalla figura quasi erculea coi capelli ricciuti, che si agita e scalcia come un vero infante. La sua espressione conferisce un elemento dinamico in un dipinto dominato dalla figura ieratica della Vergine.
 
Tali caratteristiche, così "[[giottesche]]", derivano sicuramente da un profondo contatto con l'arte fiorentina, tanto da risultare estranee nella rarefatta scena artistica sensesenese, dominata allora dai modi di [[Simone Martini]]. Non a caso l'artista visse a lungo nella sua fase giovanile a Firenze, dove lasciò alcune opere via via più dolci, abbandonando la rigidità scultorea di questa prima prova.
 
==Bibliografia==