Macalda di Scaletta: differenze tra le versioni

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Poco dopo il parto, Macalda si rese protagonista di un nuovo affronto alla regina che, insieme ai suoi figli [[Giacomo II d'Aragona|Giacomo]] e [[Federico III d'Aragona|Federico]], si era offerta di tenere a [[battesimo]] il [[neonato]], allora di quindici giorni. Macalda finse di indugiare, accampando la futile scusa della fragile costituzione del bambino, non in grado, a suo dire, di sopportare l'[[acqua benedetta|acqua]] del [[fonte battesimale]]. Ma tre giorni dopo, senza alcuna valida ragione, lo fece battezzare pubblicamente da persone prese dal popolo, snobbando platealmente l'offerta reale.
 
In altra occasione, narra [[Bartolomeo di Neocastro]], l'[[Infante]] [[Giacomo II d'Aragona|Giacomo]], sotto la reggenza di Costanza, si diede a passare in rassegna le contrade dell'isola accompagnato da trenta cavalieri. Macalda, come era suo costume<ref name="Amari255"/>, si intromise subito ad accompagnarlo, ma volle farlo con la consueta tracotanza, atteggiandosi a «[[Gran Giustiziere del Regno di Sicilia|giustiziere]] quanto il marito»<ref name="Amari255"/>, accompagnatascortata da un corteo comparabile per lusso ma immensamente superiore per numero, e di aspetto piuttosto equivoco,: costituitolo com'erastuolo daa cui si accompagnava contava infatti ben «trecentosessanta uomini d'arme, di dubbia fede o sospetti, spigolati apposta da varie terre»<ref name="Amari255">[[Michele Amari]], ''La guerra del vespro siciliano o Un periodo delle istorie siciliane del secolo XIII'', Volume 1, Tipografia Helvetica, 1845 (p. 255)</ref>, un nutrito manipolo di scherani più che un corteo di cavalieri.
 
Furono anche questi suoi comportamenti a determinarne la disgrazia, e a favorire e accelerare quella del suo consorte Alaimo<ref name="Amari264">[[Michele Amari]], ''La guerra del vespro siciliano o Un periodo delle istorie siciliane del secolo XIII'', Volume 1, Tipografia Helvetica, 1845 (p. 264)</ref>.
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