Differenze tra le versioni di "Mito dei cacciatori"

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Quegli uomini di origine asiatica raccontavano miti che per vie misteriose, di padre in figlio, erano giunti fino ai primi abitanti di Roma.
 
La [[leggenda]] della fondazione di Roma, della quale, in sintesi si può brevemente ricordare il contenuto (''Amulio ha spodestato [[Numitore]], legittimo re di Alba Longa, padre di [[Rea Silvia]] e discendente di [[Enea]]. [[Amulio]] teme però che due gemelli, [[Romolo e Remo]], figli di Rea silvia e del dio [[Marte (divinità)|Marte]], possano un giorno vendicare il nonno e contendergli il trono. Ordina quindi che i due fanciulli siano abbandonati dentro un cesto alla corrente del [[Tevere]]. Ma una '''lupa''' salva i due gemelli e li allatta amorevolmente. In seguito viene in loro soccorso un pastore che li alleva come propri figli. Divenuti adulti i due fanciulli rovesciano Amulio e ristabiliscono sul trono il legittimo re, il nonno Numitore. Decidono quindi di fondare una città, ma fra loro nasce una terribile lite e Romolo uccide Remo'') riporta solo l'ultima delle tante versioni che vennero coniare dai Romani.
 
Questa leggenda assunse la sua forma definitiva solamente in epoca repubblicana, infatti, nel periodo antecedente c'erano motivi diversi (si narrava, ad esempio, di un solo fanciullo abbandonato dal re usurpatore alla corrente del fiume) ed è più tarda la cornice della leggenda, in cui si ricostruisce la discendenza di Romolo e Remo dall'eroe troiano Enea, approdato con pochi compagni sulle coste del [[Lazio]] dopo la rovina della sua città.
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