Uthman ibn Maz'un: differenze tra le versioni

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Figlio di un importante capoclan di [[Mecca]], i [[Banu Jumah|Banū JūmahJumaḥ]], e fratello di latte di [[Maometto]], fu uno di coloro che presero parte alla cosiddetta [[Piccola Egira]] in [[Abissinia]]. Al diffondersi di voci sull'accettazione dell'[[Islam]] da parte dei Meccani, fece ritorno nella propria città, rimanendovi anche dopo avere scoperto che tali voci erano infondate e che i musulmani erano ancora perseguitati. Poté farlo grazie alla protezione di al-Walīd ibn al-Mughīra, ''[[sayyid]]'' del potente clan meccano dei [[Banu Makhzum|B. Makhzūm]], che era stato amico di suo padre.
 
In seguito, però, per non godere di privilegi speciali rispetto ai suoi correligionari, rinunciò a questa protezione e un giorno, trascinato in una disputa con il poeta [[Labid]] e con il suo uditorio, ricevette un colpo al viso che gli fece perdere un occhio, del che egli non si lamentò, considerandolo anzi un segno di distinzione<ref>Mirza Bashīruddīn Maḥmūd Aḥmad, ''Life of Muhammad'', Islamabad, Islam International Publications, 2005, pp. 44-45.</ref>.
 
In effetti, la figura di 'UthmanʿUthmān è caratterizzata da una tendenza all'ascetismo che sconfinava con l'autolesionismo. Sembra che già prima dell'incontro col Profeta egli conducesse vita austera, che fosse astemio e che avesse raccolto intorno a sé alcuni seguaci (tra cui due fratelli, un figlio e altri parenti), al pari di altri ''[[hanif]]'' dell'epoca, confluendo poi nella religione proclamata da Maometto.
 
Sposato con [[Khawla bint Hakim]], si ricordano alcuni eccessi della sua ascesi, tra cui il suo voto di castità "di cui sua moglie si sarebbe lamentata con [[Aisha|ʿĀʾisha]]"<ref>[[Maxime Rodinson]], ''Muhammad'', Londra, Tauris Parke Paperbacks, 2002, ISBN 1-86064-827-4, p. 114.</ref> e addirittura la sua richiesta al [[Maometto|Profeta]] di permettergli di potersi [[castrazione|castrare]] (richiesta, questa, che non ottenne il consenso di Maometto).
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