Differenze tra le versioni di "Montedison"

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=== Gli anni Settanta ===
Nel [[1971]] [[Eugenio Cefis]], già presidente dell’[[ENI]], fu nominato presidente della Montedison, carica che avrebbe mantenuto fino al [[1977]]; la stampa dell’epoca vedeva la Montedison più come uno strumento di [[Eugenio Cefis|Cefis]] per realizzare non meglio precisati disegni politici (anche di tipo golpistico)<ref>P. Ottone riporta in ''Il gioco dei potenti'', Longanesi, 1985, che Cefis avrebbe riferito ad amici che Cuccia si sarebbe rivolto a lui nel momento in cui abbandonò la presidenza della Montedison dicendo "Questo da Lei non me l'aspettavo. Credevo che Lei avrebbe fatto il colpo di Stato." Citato in G. Galli, ''Il padrone dei padroni'', pag. 112, nota 19. In un'intervista pubblicata dopo la sua morte, Cefis confermò in sostanza la frase rivoltagli da Cuccia, a cui disse di avere risposto "Ma lei è matto", non capendo quando e come avesse potuto dare a Cuccia questa sensazione; Dario Di Vico, ''Non ho mai capito di che golpe parlasse Cuccia'', Corriere Economia, 5 giugno 2006. Per i retroscena politici della scalata di Eni alla Montedison si veda E. Scalfari, G. Turani, ''Razza padrona. Storia della borghesia di stato'', Feltrinelli, 1974, pagg. 153 e seguenti</ref> che non come un gruppo industriale collegato con l’[[ENI]], che ne deteneva congiuntamente all’IRI il pacchetto di controllo. Il sospetto era avvalorato dall’acquisizione del quotidiano [[Il Messaggero]] e dalle mire di Cefis sul [[Corriere della Sera]]: i quotidiani sarebbero dovuti servire per aumentare il peso politico di Cefis e del suo referente politico [[Amintore Fanfani]]<ref>G. Galli, ''Il padrone dei padroni'', pagg. 107-108</ref>. A prescindere da ciò, negli anni ’70 la Montedison infilò una lunga serie di bilanci in rosso, appena mitigati da proventi finanziari ricercati proprio con lo scopo di “abbellire” i risultati fiaccati dal cattivo andamento della gestione industriale<ref>G. Baldi, ''I potenti del sistema'', pag. 117</ref>. Nonostante la presenza dell’ENI nel capitale, la Montedison ne era di fatto autonoma, comportandosi con l’ente petrolifero come un concorrente, entrandovi in collisione specialmente per l’assegnazione dei cospicui aiuti pubblici che in quegli anni erano erogati a fronte degli investimenti industriali nel [[Mezzogiorno]]. All’IRI Montedison poté cedere alcune aziende alimentari (come la Pai e la Pavesi) acquistate dalla Edison nel decennio precedente, mentre approfittò della creazione dell’[[EGAM]] per cedergli le poco redditizie attività minerarie ereditate dalla Montecatini<ref>G. Baldi, ''I potenti del sistema'', pagg. 117 e 167 </ref>.
 
=== Gli anni Ottanta ===
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