Differenze tra le versioni di "Montedison"

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La '''Montecatini Edison S.p.A.''', dal [[1966]] al [[1969]], abbreviata poi in '''Montedison S.p.A.''', è stata un grande gruppo industriale e finanziario [[italia]]no, conosciuto con questo nome fino al [[2002]]; attivo prevalentemente nella [[chimica industriale|chimica]], aveva però interessi in numerosi altri settori ([[industria farmaceutica|farmaceutica]], energia, metallurgia, agroalimentare, [[assicurazione|assicurazioni]], [[editoria]]). Costanti della sua storia sono stati il dualismo con il polo chimico pubblico dell’[[ENI]], l’influenza delda bloccoparte di potere raccolto intorno a [[Mediobanca]] ed un capitale sociale frammentato, spesso privo di un azionista di controllo, soggetto a “colpifrequenti "scalate" in Borsa. Nel [[1975]] la Montedison aveva un fatturato di mano”5,41 sulmiliardi mercatodi azionario$ e 150.555 dipendenti<ref>dalla classifica di [[Fortune]], citata in ''Le società multinazionali'', Rizzoli Editore, 1975, pagg. 206-207</ref>.
 
== Storia ==
 
=== La nascita di Enimont ===
Nel [[1988]] ENI e Montedison conferirono alla joint venture [[Enimont]] (40% ENI, 40% Montedison, 20% flottante) le proprie attività chimiche: si realizzava così quell’alleanza tra chimica pubblica e chimica privata che molti auspicavano da anni. La vita di Enimont fu breve e travagliata: nel [[1989]] la Montedison sembrò in un primo momento mirare alla maggioranza assoluta del capitale, ma già nel [[1990]] finì col cedere la totalità delle attività chimiche all’ENI, ricevendoricevendone in cambio 2.805 miliardi di lire<ref>V. Zamagni, ''L'Eni e la chimica'', da ''Energia'' n°3/2003, pag. 21</ref>, un prezzo valutato in seguito come esorbitante; in seguito intorno alla gestione ed alla trattativa per la cessione di Enimont emersero episodi di corruzione<ref>G. Galli, ''Il padrone dei padroni'', pagg. 191-197</ref>.
 
=== Gli anni Novanta ===
Con l’uscita quasi totale dal settore chimico e con la riorganizzazione del gruppo Ferruzzi, la Montedison era diventata una semplice holding di partecipazioni che controllava (attraverso uncomplesse sistema di “scatole”architetture societarie complicatissime) aziende come la [[Eridania]] Beghin Say (zucchero), la [[Fondiaria Sai|Fondiaria]] (assicurazioni), la Cereol (semi oleosi) e la Carapelli (olio d’oliva), nonché la “nuova” Edison, capogruppo per le attività nell’energia ricostituita nel [[1991]] per sfruttare le opportunità prospettate dalle tendenze emergenti verso la liberalizzazione dei mercati energetici. Nel [[1993]] Montedison si trovava con un indebitamento insostenibile che costrinse i Ferruzzi a cedere il controllo del gruppo alle banche creditrici, capeggiate dalla “solita” Mediobanca. Il decennio fu caratterizzato dal risanamento societario e dalle cessioni e riorganizzazioni finalizzate alla riduzione dell’indebitamento. Artefice di questa rinascita è il "chimico" [[Enrico Bondi]], che avrà poi modo di confermare le sue grandi qualità nel salvataggio di altre realtà scricchiolanti, ultima delle quali [[Parmalat]].
 
=== L’OPA di EDF e la fine della Montedison ===
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