Differenze tra le versioni di "Maria Alessandrina Bonaparte"

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(→‎Allontanamento di Maria Bonaparte: anche qui le guardie svizzere pontificie nulla hanno a che vedere coi reggimenti svizzeri, tutt'altra cosa)
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|GiornoMeseMorte = 20 agosto
|AnnoMorte = 1874
|FineIncipit = era figlia di [[Alexandrine de Bleschamp]] e di [[ Luciano Bonaparte]] (fratello di [[ Napoleone]]), residenti nel [[feudo|feudo pontificio]] di [[Canino|Canino e Musignano]], eretto a [[Principato|principato]] ed acquistato da Luciano nel [[1814]] da papa [[Pio VII]]
|Categorie = no
}}
== Biografia ==
=== Il matrimonio con Vincenzo Valentini ===
Nel [[ feudo]] di [[Canino]] la famiglia [[Bonaparte (famiglia)|Bonaparte]] entrò in amicizia con quella dei [[Vincenzo Valentini|Valentini]], ricchi propietari terrieri influenti nella vita politica di [[Canino]]. Appena terminati gli studi universitari, il giovane Vincenzo Valentini, frequentando la la villa di campagna di [[Canino|Musignano]], ebbe modo di conoscere i coetanei [[ Bonaparte (famiglia)|Pietro ed Antonio Bonaparte]], figli di [[Luciano Bonaparte|Luciano]] e di innamorarsi della loro sorella [[Bonaparte (famiglia)|Maria Alessandrina]].<ref> L. Buda, ''Il conte Vincenzo Valentini'', Canino info, parte prima p.1.</ref> L'avventura amorosa di Maria e Vincenzo, giunta a conoscenza dei familiari, venne ostinatamente avversata dai coniugi Bonaparte. Entrambi ritenevano d'impedimento sia la mancanza di titoli nobiliari di Vincenzo e sia l'età di Maria, appena diciottenne, molto più giovane del fidanzato. La romantica fuga dei due innamorati nel tentativo di porre in atto il matrimonio fallì per il rifiuto del [[Parroco|parroco]] a celebrare le nozze. poiché temeva la disapprovazione di [[ Luciano Bonaparte]]. Dopo il mancato matriminio dei fuggiaschi, ebbe luogo l'intervento della futura suocera della sposa: Fortunata Vannini che, dopo aver rinchiuso a chiave nella propria abitazione la giovane sposa, si rese garante della sua intangibilità. Così anche la futura consuocera [[ Alexandrine de Bleschamp]] fu convinta dell'inutilità della sua opposizione a nascondere un evento, diventato ormai di pubblico dominio.<ref>Ivi p. 1.</ref> Il [[27 giugno]] [[1836]], con il consenso dei coniugi Bonaparte fu celebrato il matrimonio di Maria Bonaparte e Vincenzo Valentini.
===L'esilio del coniuge===
{{Vedi anche|Vincenzo Valentini|}}
[[1858]], la vita di Vincenzo, già malato di [[malaria]] si spense drammaticamente dopo nove anni di [[ Esilio|esilio forzato]].<ref> L. Buda, ''op. cit.'' parte seconda, ibidem. p. 4.</ref>
=== Politica franco-italiana===
Dopo la caduta della [[ Repubblica Romana (1849)]] le residenze dei coniugi Valentini-Bonaparte, ([[Biblioteca Augusta|Porta Sole]] - [[ Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Contea di Laviano]]) diventarono salotti di ritrovo frequentati dai più autorevoli esponenti del movimento patriottico di [[Perugia]]. I politici perugini, per liberarsi dal dominio dello [[Stato Pontificio]], essendo ormai tramontata anche l'ideologia repubblicana di [[Giuseppe Mazzini]], passarono a sostenere la monarchia del [[Regno di Sardegna]] alleata con il cugino [[Napoleone III]], diventato ormai imperatore di [[ Francia]].<ref>Ibidem.</ref>Pochi giorni prima dei moti perugini, Maria Bonaparte, fiera del suo rango e favorevole alla politica di [[ Napoleone III]], scrivendi all'amica [[Louise Colet]], nota poetessa e scrittrice francese, manifestava il suo compiacimento per il tentativo rivoluzionario, messo in atto dal [[Governo|Governo provvisorio perugino]] che, seguendo l'esempio precedente di [[Bologna]], tentava di sottrarsi alla dominazione pontificia. Le notizie di Maria Bonaparte inviate in [[ Francia]] all'amica Colet descrivevano il suo entusiasmo nel vedere la [[Bandiera italiana|bandiera italiana]] sventolare dalle [[Torre|torri]] del [[Municipio|Municipio perugino]] e dai davanzali dei palazzi abbelliti dal [[Bandiera italiana|tricolore]], la piazza principale animata dalla folla festante che scandiva grida gioiose con la richiesta della desiderata liberazione. La principessa Maria, affacciata al suo balcone prospiciente [[Biblioteca Augusta|Porta Sole]], acclamata dalla folla dei manifestanti, rispose con l'augurio di: «Viva [[Napoleone III|l'Imperatore]]» e «Viva l'indipendenza italiana ».<ref> L. Colet, ''L'Italie des Italiens'', Parigi, 1862, vol. II, p. 38.</ref> Ormai da molto tempo Maria era convinta sostenitrice del Governo provvisorio perugino di cui facevano parte gli amici patrioti, tra i quali, [[Francesco Guardabassi]], [[Nicola Danzetta]], [[Ariodante Fabretti]], [[ Zeffirino Faina]], futuro marito di sua figlia [[Bonaparte (famiglia)|Luciana]].<ref> E. Orsolini, ''Faina Zeffirino'', Diz. Bio.co. degli Italiani, Treccani, pp. 217-219.</ref>
=== Allontanamento di Maria Bonaparte===
{{vedi anche|Stragi di Perugia|}}
 
=== Maria Bonaparte e Louise Colet ===
[[File:Louise Colet.jpg|thumb|150px|Louise Colet]] Tornata nella sua villa di [[ Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Laviano]], Maria Bonaparte ospitò la scrittrice e poetessa francese [[Louise Colet]]. Nella sua opera ''L'Italie des Italiens'', la Colet lasciò un'accurata descrizione della lunga permanenza nella contea di Laviano. Partita da [[Siena]] il [[1 giugno]][[1860]], la scrittrice dopo aver attraversato la [[ Val di Chiana]] con la carrozza fornitagli dalla Bonaparte, raggiunse il canale della Chiana animato dalle barche dei pescatori ed oltrepassata la [[Dogana|dogana]], situata sul ponte dalla parte del [[ Granducato di Toscana|Granducato]], entrò nello [[ Stato Pontificio]] iniziando a percorrere l'erta che conduceva alla contea di Laviano: dopo aver visto Laviano in lontananza, sulla sinistra notò la piccola [[cappella]] di [[Santa Margherita da Cortona|Santa Margherita]], la cui ''Leggenda'' le era stata raccontata in una precedente lettera inviatale dalla Bonaparte, autrice del poemetto in versi ''Margherita da Loviano''.<ref> G. Cecchini, ''Saggio sulla cultura artistica e letteraria in Perugia nel sec. XIX'', Foligno 1921.</ref> Prima di raggiungere l'altopiano che conduceva all'ingresso della villa, la Colet rimase sorpresa dalla vista di alcune buche situate sulla scarpata, aperte sotto le radici di piante secolari: erano aperture di [[Etruschi|tombe etrusche]], scoperte dall'archeologo [[Orvieto|orvietano]] [[Zeffirino Faina|Mauro Faina]]. Dopo aver percorso il viale alberato, alla Colet apparve la bianca villa della [[Contea|contea]] con la facciata sormontata dal [[ Frontone|frontone triangolare]] con sotto la figura dell'[[Aquila (araldica)|Aquila Imperiale Napoleonica]] con le ali spiegate a protezione dello [[Stemma|stemma]] della [[ Bonaparte (famiglia)|famiglia Bonaparte]]. Giunta al parco della villa fu accolta dalla numerosa servitù e dall'abbraccio caloroso della princopessa. La Colet affermò di essere rimasta affascinata dalla bellezza del luogo e dallo scenario offerto dall'ampio panorama visibile dal giardino della villa con i [[Lago|laghi]] sottostanti, le dolci colline della [[ Val di Chiana]], sovrastate dal [[ Monte Amiata]] e dalla [[ Montepulciano|Rocca di Montepulciano]].<ref> L. Colet, ''op. cit.'', pp. 195-196.</ref>
=== Al confine dello Stato Pontificio===
L'opera della scrittrice riporta con efficacia la descrizione del clima politico che si respirava nelle famiglie degli abitanti dei villaggi situati al confine tra la [[ Toscana]] e lo [[ Stato Pontificio]]. La Colet rimase colpita dalla tenace opposizione al regime papalino manifestata dai [[Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Pozzolesi]] e dagli abitanti dei vicini villaggi: notò in alcune case l'esposizione delle foto del re piemontese [[Vittorio Emanuele II]] e gli abitanti che, uniti dallo stesso ideale politico, riuscivano a procurarsi alcune copie de [[La Nazione]] di [[ Firenze]] a mezzo del [[contrabbando]] giornaliero praticato con la Toscana.<ref>L. Colet, ''op. cit.'', p. 198.</ref>
La sera, davanti alle case degli oppositori, si formavano capannelli di contadini che dopo una giornata di lavoro nella campagna, venivano ad informarsi per avere nuove notizie sul [[Risorgimento|movimento di liberazione italiano]]. Due o tre famiglie di Pozzolesi si recavano spesso presso la villa di [[Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Laviano]] per ricevere le ultime notizie da [[ Parigi]]. La principessa, dal paese di [[Foiano della Chiana|Foiano]] riceveva lettere e giornali che la tenevano aggiornata sulla situazione politica della [[Sicilia]], da dove il conquistatore [[Giuseppe Garibaldi]], si apprestava a varcare lo stretto del mare per sbarcare con il suo esercito sulla [[Calabria]]. Ormai affermava la Colet: «''La causa dell'Italia interessa in Europa tutti i nobili spiriti imbevuti di giustizia e verità''».<ref> L. Colet, ''Ibidem''</ref>
=== Dopo il plebiscito ===
Dopo l'annessione di [[ Perugia]] al regno piemontese di [[Vittorio Emanuele II]] perfezionatasi con il [[ Plebiscito|plebiscito]] del [[4 novembre]] [[ 1860]], gli esuli perugini rifugiati in [[Toscana]] poterono far ritorno in patria; fra questi vi fu [[ Zeffirino Faina]] che nel [[1861]] sposò in seconde nozze [[Bonaparte (famiglia)|Luciana]], figlia di Maria Bonaparte. In quel periodo anche la principessa Bonaparte, seguendo la tradizione di suo padre [[Luciano Bonaparte|Luciano]] che aveva avuto interessi economici nella [[ Vulci|necropoli di Vulci]], cominciò ad occuparsi di [[ Archeologia|archeologia]] e a far compiere ricerche nel suo territorio di [[ Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Laviano]]. Gli scavi che in verità ebbero modesti risultati, furono affidati all'archeologo orvietano [[ Zeffirino Faina|Mauro Faina]], fratello di [[Museo Faina|Zeffirino]]. Circa 34 vasi [[Etruschi|etruschi]] provenienti dagli scavi acquistati da Faina stesso fecero parte della sua raccolta, ereditata dal fratello Claudio ed oggi confluita nelle fondazione del [[Museo Faina]] di [[Orvieto]]. Nel [[1871]], dopo la morte improvvisa dell'archeologo Faina, la Bonaparte, cercando di vendere anche alcuni reperti etruschi di proprietà paterna, si avvalse dell'amicizia di [[Ariodante Fabretti]]. Quest'ultimo era stato amico del coniuge defunto [[Vincenzo Valentini]], entrambi ex deputati all'Assemblea Costituente della [[Repubblica Romana (1849)|Repubblica Romana]]. Il Fabretti, esule a [[ Torino]], divenuto professore di archeologia nella [[ Università degli Studi di Torino|Regia Università]] e successivamente direttore del [[Museo Egizio (Torino)|Museo Egizio]], riuscì a favorire la vendita al museo di alcuni vasi etruschi e bronzetti ceduti dalla Bonaparte.<ref>A. Fabretti, F. Rossi, V. Lanzone, ''Catalogo del Museo Egizio di Torino'', 2 voll.</ref> Purtroppo, gran parte dei reperti di Vulci, furono acquistati dai musei di [[Londra]] e [[Parigi]]. Il [[20 agosto]] [[1874]], con solenne cerimonia funebre, si concluse a [[Perugia]] la vita della principessa Maria Alessandrina Bonaparte.
== Note==
<references/>
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