Differenze tra le versioni di "Rivoluzione egiziana del 2011"

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==Reazioni e conseguenze sul piano internazionale==
[[File:2010-2011 Arab world protests.svg|thumb|Conseguenze dei moti di protesta in [[nordafrica]] e [[medio-oriente]] del [[2011]]: <br>{{legend|#800000|Cambio di governo}} {{legend|#FF0000|Rimpasto ministeriale}} {{legend|#FF6600|Maggiori proteste}} {{legend|#FFD42A|Minori proteste}} {{legend|#346733|Assenza di incidenti}} {{legend|#000060|Proteste collegate}}]]<!--per l'immagine libération mette stat o di crisi in libia, yémen, bahrein: http://labs.liberation.fr/organograms/monde-infographie-2011-fev-23-regimes-autoritaires-mediterranee -->
Le paure di un epilogo violento del regime del rais hanno indotto la comunità internazionale, quantomeno all'inizio della rivolta, ad avere atteggiamenti di fiducia verso il presidente. Il segretario di stato degli USA Clinton il primo giorno di rivolta non si è sbilanciato, affermando la stabilità del governo egiziano, alleato di ferro del Paese e destinatario, secondo alcuni calcoli, di sessanta miliardi di dollari, o poco meno, dal [[1982]].<ref name=dollalleaferro>{{Cita news|lingua =|autore =Roberto Bongiorni|url =http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-30/fiume-dollari-alleato-ferro-081220_PRN.shtml|titolo= Un fiume di dollari all'alleato di ferro |pubblicazione = Il sole 24 ore|giorno = 31|mese = 01|anno = 2011|pagina = |accesso = 11-02-2011|cid =}}</ref> L'amministrazione Obama, non esprimendo una linea decisa sin dall'inizio degli eventi, ha mostrato segnali di confusione e debolezza, causati, secondo alcuni, da una assenza di referenti politici fidati nella regione mediorientale al di là dei governi dittatoriali da loro stessi fiancheggiati e sempre più privati del consenso popolare.<ref>{{Cita news|lingua =|autore =Mattia Toaldo|url =http://temi.repubblica.it/limes/il-dittatore-se-ne-andato-e-ora/20173|titolo= Il dittatore se n’è andato. E ora? |pubblicazione = Limes|giorno = 11|mese = 02|anno = 2011|pagina = |accesso = 12-02-2011|cid =}}</ref> Proprio l'incompatibilità crescente tra un mondo in trasformazione e delle figure di governo ormai inadatte, privilegiate negli anni nello scacchiere mondiale dalla logica della stabilità, costituiscono il luogo di una analisi più approfondita per la politica estera statunitense a proposito dello scenario mediorientale.{{Senza fonte}}
 
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