Differenze tra le versioni di "Terza lettera ai Corinzi"

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In passato ha goduto di notevole fortuna, specialmente nell'oriente cristiano-siriaco, al punto da essere compresa nel [[canone siriaco]] e in quello [[canone armeno|armeno]] per diversi secoli. Attualmente non ne fa parte. Fu inclusa tra gli scritti canonici anche nel ''[[Catalogus Claromontanus]]'', composto in Occidente nel [[IV secolo]].
 
È uno dei più antichi testi che parla della [[resurrezione]], anche se si limita a riproporre i contenuti della fede già enunciati, e più ampiamente nel capitolo 15 della ''[[Prima lettera ai Corinzi]]'', seppur introducendo una piccola ma importante novità. Infatti non si parla qui di ἀνάστασις τῶν νεκρῶν ("resurrezione dei morti"), come nella ''Prima lettera ai Corinzi'', ma di ἀνάστασις τῆς σαρκός ("resurrezione della carne"), mostrando l'evoluzione del problema. La polemica si è evidentemente spostata sulla prospettiva antropologica greca di tipo dualistico, secondo cui l'uomo è composto da due parti: il corpo, corruttibile e destinato a scomparire, l'anima, immortale e destinata alla vita eterna. Proprio in risposta a questa concezione dualistica, la lettera ribadisce la verità della [[resurrezione]] della carne.
 
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