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{{S|fisica}}
 
UnIn [[fisica nucleare]] un '''radionuclide''' è un [[nuclide]] instabile che [[decadimento radioattivo|decade]] emettendo energia sottoforma di [[Radiazioni ionizzanti|radiazioni]], da qui il loro nome.
 
I radioisotopi sono [[isotopi]] radioattivi, cioè radionuclidi di uno stesso elemento chimico.
I radionuclidi nella forma chimica opportuna (composti marcati) hanno innumerevoli impieghi in ambito scientifico (radiochimica e [[chimica nucleare]]). Possono essere usati per esempio per datare [[Fossile|fossili]], rocce, reperti archeologici (vedi [[metodo del carbonio-14]] e numerosi altri metodi di geocronologia); In biochimica e tossicologia, per studiare gli effetti e le trasformazioni cui una determinata molecola va incontro per esposizione a basse concentrazioni di elementi e composti chimici; In campo biomedico, le radiazioni emesse da numerosi radionuclidi (sotto forma di radiotraccianti o radiofarmaci) si sono rivelate utili nel diagnosticare svariate patologie e/o distruggere le cellule tumorali [[medicina nucleare]]. A titolo di esempio nel solo Nord America vengono compiute ca. 10 milioni di indagini radiodiagnostiche ogni anno mediante il solo radionuclide prodotto di fissione e di attivazione [[tecnezio]]-99m (ca. il 50% del totale delle indagini radiodiagnostiche di medicina nucleare, escluse le tecniche utilizzanti raggi X).
 
Per contro, la presenza incontrollata nell'ambiente degli isotopi radioattivi di quegli elementi che vengano incorporati dagli organismi viventi può rappresentare un rischio più o meno grave dipendentemente dal tipo di radiazioni e dalla [[dose assorbita|dose]] attribuita ai vari tessuti, in quanto le radiazioni possono alterare o danneggiare la struttura delle molecole biologiche più importanti. Tali radionuclidi sono andati aumentando lievemente a causa delle [[esplosione atomica|esplosioni nucleari]] e si sono distribuiti sulla superficie terrestre con la ricaduta radioattiva negli anni Sessanta del Novecento (il cosiddetto [[fallout nucleare|fall out]]). Tuttavia il contributo alla dose dovuto a tali eventi è assolutamente trascurabile rispetto alla dose da fonti naturali terrestri o da [[raggi cosmici]]. In termini quantitativi, secondo gli standard e le valutazioni dell'[[International Commission of Radiological Protection|ICRP]] e dell'agenzia dell'ONU ([[UNSCEAR]]) in collaborazione con [[WHO]] ed [[IAEA]], il 55 % della dose annua impartita all'uomo (in media 2.4 mSv/anno in sede mondiale) è dovuta al [[radon]]-222, radionuclide di origine naturale proveniente dal decadimento della catena radioattiva dell'[[uranio]]-238, detta catena 4n + 2, presente nell'aria, nelle falde acquifere naturali. Il 11 % della dose è dovuto all'irradiazione interna (prevalentemente dal radionuclide naturale [[potassio]]-40), l' 8 % da radiazione terrestre, l'8 % da radiazioni cosmiche, ed il restante 18 % da applicazioni di tipo biomedico. Il contributo dovuto al fall-out ed alla produzione di [[energia nucleare]] è invece praticamente nullo rispetto alle altre fonti.
 
==Voci correlate==
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