Differenze tra le versioni di "Maria Alessandrina Bonaparte"

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La sera, davanti alle case degli oppositori, si formavano capannelli di contadini che dopo una giornata di lavoro nella campagna, venivano ad informarsi per avere nuove notizie sul [[Risorgimento|movimento di liberazione italiano]]. Due o tre famiglie di Pozzolesi si recavano spesso presso la villa di [[Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Laviano]] per ricevere le ultime notizie da [[ Parigi]]. La principessa, dal paese di [[Foiano della Chiana|Foiano]] riceveva lettere e giornali che la tenevano aggiornata sulla situazione politica della [[Sicilia]], da dove il conquistatore [[Giuseppe Garibaldi]], si apprestava a varcare lo stretto del mare per sbarcare con il suo esercito sulla [[Calabria]]. Ormai affermava la Colet: «''La causa dell'Italia interessa in Europa tutti i nobili spiriti imbevuti di giustizia e verità''».<ref> L. Colet, ''Ibidem''</ref>
=== Dopo il plebiscito ===
Dopo l'annessione di [[ Perugia]] al regno piemontese di [[Vittorio Emanuele II]], perfezionatasi con il [[plebiscito]] del [[4 novembre]] [[ 1860]], gli esuli perugini rifugiati in [[Toscana]] poterono far ritorno in patria; fra questi vi fu [[ Zeffirino Faina]] che nel [[1861]] sposò in seconde nozze [[Bonaparte (famiglia)|Luciana]], figlia di Maria Bonaparte. In quel periodo anche la principessa Bonaparte, seguendo la tradizione di suo padre [[Luciano Bonaparte|Luciano]] che aveva avuto interessi economici nella [[ Vulci|necropoli di Vulci]], cominciò ad occuparsi di [[archeologia]] e a far compiere ricerche nel suo territorio di [[ Pozzuolo (Castiglione del Lago)|Laviano]]. Gli scavi che in verità ebbero modesti risultati, furono affidati all'archeologo orvietano [[ Zeffirino Faina|Mauro Faina]], fratello di [[Museo Faina|Zeffirino]]. Circa 34 vasi [[etruschi]] provenienti dagli scavi acquistati da Faina stesso fecero parte della sua raccolta, ereditata dal fratello Claudio ed oggi confluita nelle fondazione del [[Museo Faina]] di [[Orvieto]]. Nel [[1871]], dopo la morte improvvisa dell'archeologo Faina, la Bonaparte, cercando di vendere anche alcuni reperti etruschi di proprietà paterna, si avvalse dell'amicizia di [[Ariodante Fabretti]]. Quest'ultimo era stato amico del coniuge defunto [[Vincenzo Valentini]], entrambi ex deputati all'Assemblea Costituente della [[Repubblica Romana (1849)|Repubblica Romana]]. Il Fabretti, esule a [[ Torino]], divenuto professore di archeologia nella [[ Università degli Studi di Torino|Regia Università]] e successivamente direttore del [[Museo Egizio (Torino)|Museo Egizio]], riuscì a favorire la vendita al museo di alcuni vasi etruschi e bronzetti ceduti dalla Bonaparte.<ref>A. Fabretti, F. Rossi, V. Lanzone, ''Catalogo del Museo Egizio di Torino'', 2 voll.</ref> Purtroppo, gran parte dei reperti di Vulci, furono acquistati dai musei di [[Londra]] e [[Parigi]]. Il [[20 agosto]] [[1874]], con solenne cerimonia funebre, si concluse a [[Perugia]] la vita della principessa Maria Alessandrina Bonaparte.
== Note==
<references/>
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