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Momento determinante per la carriera professionale fu l'incontro con [[Adriano Olivetti]] che gli affidò l'incarico di realizzare nel [[1934]] le Officine di Ivrea, nel [[1940]] la mensa aziendale, nel [[1941]] l'asilo nido, nel [[1942]] le Case per gli impiegati. Tutti lavori improntati ''al fare razionalista,'' caratterizzati da un esercizio di stile di rigore sintattico con ricorso ad un vocabolario ridottissimo, limitato e sintetico, per una ''poetica'' priva di aggettivi con l'attenzione tutta puntata sugli schemi spaziali, sull'uso di materiali poveri, sul rifiuto della decorazione.
 
Negli stessi anni elaborò, con [[Giuseppe Terragni]] e [[Pietro Lingeri]], uno storico progetto per il quartiere di [[Brera (quartiere di Milano)|Brera]] a [[Milano]] e proseguì il suo impegno nella [[pianificazione territoriale]], elaborando il piano per un quartiere di Ivrea. Nel [[1937]] partecipò alla stesura del piano regionale della [[Val d'Aosta]] e nel [[1940]], in collaborazione con [[Luigi Piccinato]], lavorò al piano regolatore di Ivrea.
 
Nel dopoguerra fu docente presso la facoltà di architettura di Milano, quindi a [[Palermo]] dove fu direttore dell'istituto di composizione architettonica. Nell'insegnamento e nei progetti professionali perseguì nuovi rapporti di fruizione del costruito, con tensioni giocate sui rapporti geometrici di continue articolazioni spaziali che variano le vedute, sollecitano evocazioni, allusioni, suggeriscono compenetrazioni ed interrelazioni. Le forme si fanno meno espressive, più astratte e vengono assunte nella loro essenza geometrica e ritmica.
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