Potere (diritto): differenze tra le versioni

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L'attribuzione di un potere ad un soggetto comporta una corrispondente situazione giuridica soggettiva, detta ''[[soggezione]]'', in capo al soggetto parte del rapporto giuridico che può essere costituito, modificato o estinto dal titolare del potere. La mancanza di soggezione rispetto ad un potere è detta ''[[immunità (diritto)|immunità]]''.
 
La fonte del potere può essere una norma (più precisamente una ''norma di competenza'') o la [[volontà]] del titolare di un diritto (si pensi, ad esempio, al potere di [[rappresentanza]]). La conformità alla norma dell'atto giuridico con il quale viene esercitato il potere è detta ''[[validità (diritto)|validità]]''. La ''legittimazione'' è, invece, l'idoneità di un soggetto ad esercitare il potere, idoneità che, di regola, si accompagna con la titolarità del potere stesso,.
 
Il potere può essere conferito ad un soggetto nel suo [[interesse (diritto)|interesse]] o nell'interesse altrui. Quando il potere viene conferito nell'interesse altrui prende il nome di ''[[potestà]]''.<ref>Va notato che talvolta il termine potestà viene utilizzato, in senso più ampio, come sinonimo di potere</ref> In questo caso l'esercizio del potere costituisce al tempo stesso l'adempimento di un [[dovere]], ragion per cui in dottrina si usa parlare di ''potere-dovere''. Quando invece viene concessa ad un soggetto la possibilità di modificare la sfera giuridica altrui nel suo interesse, il potere prende il nome di ''[[diritto potestativo]]''. Mentre le potestà sono tipiche, seppur non esclusive, del [[diritto pubblico]], i diritti potestativi sono tipici del [[diritto privato]].