Differenze tra le versioni di "Lucian Freud"

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In molti quadri del tardo Freud, l’osservatore è avvertito degli artifici compositivi. Notiamo per esempio la presenza dello studio, ci vengono mostrate modelle appoggiate su stracci inzuppati di colore, macchie di vernice sul pavimento e sulle pareti; i nomi e i numeri di telefono dei modelli scarabocchiati sui muri; la scala che l’artista usa per realizzare le tele più grandi, e così via.
Soprattutto ci viene svelata, attraverso i mezzi più svariati e inattesi, “la noia e l’imbarazzo di posare”. In sostanza, tutto rimanda a una consapevolezza autoriflessiva del tutto inconsueta per la storia della ritrattistica (quantomeno fino a oggi).
 
Freud ha anche ritratto nientemeno che la regina Elisabetta o la supermodella Kate Moss senza alcun tipo di concessione estetizzante, anzi cercando di far affiorare le ansie e le angosce dei suoi soggetti, a discapito dell’esteriorità.
 
Nonostante si sia sempre tenuto fuori dalle principali correnti del Novecento e si sia mantenuto sempre legato a una dimensione figurativa, Freud è stato uno dei pittori più influenti dell’ultimo mezzo secolo: la sua opera resiste a ogni categorizzazione. Il suo approccio non si qualifica in termini di “stile” o “maniera” perché ha a che fare con la crescita della coscienza e del carattere individuale. Ogni dipinto è ciò che è.
 
“Cosa chiedo a un dipinto?” scrisse una volta Freud. “Gli chiedo di stupire, disturbare, sedurre, convincere”.
 
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