Differenze tra le versioni di "Poste del Chiugi"

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'''Le Poste del Chiugi''' furono un' istituzione amministrativo-fiscale, prevista dagli [[Statuti]] comunali di [[Perugia]] per lo sviluppo economico delle Ville del contado del Chiugi che, situate negli snodi stradali e dotate di magazzini di deposito per la raccolta dei '''Terzi''' (terza parte del prodotto agricolo e della pesca) che venivano corrisposti a titolo d' imposta da pescatori, coloni perpetui, livellari, enfiteuti, per le attività della pesca esercitata sulle acque del [[ Lago Trasimeno]] e per la conduzione di terreni lavorativi situati nelle Ville di proprietà comunale. Nel territorio del Chiugi, lo Statuto perugino del [[ 1389]] stabilì le prime quattordici Poste in numero variabile nei diversi periodi storici. <ref> R. Serafini, ''Storia di Vaiano'' Ed. La Porziuncola, Assisi 1985 p. 76.</ref>
 
== Elenco delle poste comunali ==
*[[Castiglione del Lago]][[File:Castiglione PiazzaMazzini.jpg| thumb| right|250 px | Castiglione del Lago- Piazza Mazzini]]
*[[Pozzuolo]]
Dopo la caduta della [[ Signoria]] perugina di [[ Braccio da Montone]] e con il ritorno della città di Perugia sotto il dominio del papa [[ Martino V]] la situazione socio-economica del Chiugi cominciò a modificarsi. L'Autorità pontificia trasformò in [[feudi]] nobiliari le poste di [[Laviano]], [[Valiano]] e [[Petrignano del Lago|Petrignano]], (luoghi dove si svolse la vicenda giovanile di [[ Santa Margherita da Cortona]]), ambiti per la notorietà della Santa e per il grande interesse popolare suscitato dalla sua conversione. Laviano, concesso alla famiglia perugina degli [[Oddi]] fu successivamente elevato a contea con [[Bartolomeo degli Oddi]]. Valiano, rientrata nell'orbita della [[Repubblica di Firenze]] venne concesso alla famiglia cortonese del vescovo perugino [[Jacopo Vagnucci]] in comproprietà con lo [[Spedale degli Innocenti]]. La posta confinante di Petrignano venne concessa in esclusiva ai Vagnucci, nobilitati con il titolo di "Conti" e successivamente dal papa [[Leone X]] trasferito alla famiglia cortonese dei Passerini, fratelli del cardinale [[Silvio Passerini]].
 
== Il Marchesato del Chiugi ==
Nel [[1550]] il Chiugi venne concesso in enfiteusi fino alla terza generazione a [[Giacoma Montemelini]], sorella del papa [[Giulio III]] a garanzia di un prestito di 12.000 [[Scudo|scudi]], erogato da Giacoma in favore del Pontefice. [[Ascanio della Corgna]], architetto-condottiero, fiduciario della madre Giacoma fu nominato [[Governatore]] del Chiugi fino al [[1563]], quando [[Pio IV]] gli conferì il titolo di "Marchese di Castiglione del Lago, del Chiugi e di [[Città della Pieve]]", titolo altisonante, non corrispondente alla realtà politica di due castelli situati in un piccolo territorio. Nel [[1584]], il territorio del Chiugi, inserito nell' " Agro Perugino" fu rappresentato dal cartografo [[ Ignazio Danti]] nella [[ Galleria delle Carte Geografiche]].
 
Durante il dominio della dinastia [[Ascanio della Corgna|Corgna]] le condizioni socio-economiche dei coloni perpetui del Chiugi regredirono inesorabilmente.<ref> L. Boscherini, ''Per la storia del Chiugi in età moderna, ''Ed, Le Balze, Montepulciano (SI), 2000, pg.A.</ref>''' R.C.A.'''([[ Camera Apostolica|Reverenda Camera Apostolica]]), obbligava i nobili concessionari con onerosi canoni necessari per far fronte alle ingenti spese di Papi [[Rinascimento|rinascimentali]] mecenati e nepotisti.<ref> ''Ibidem''</ref> Pertanto i feudatari esercitarono la rivalsa sui coloni perpetui pretendendo l'assolvimento di tributi su prodotti fino allora esentati in virtù degli usi. I [[ Tribunale della Rota Romana| Tribunali della Sacra Rota ]] ecclesiastici furono oberati da annose controversie tra i soggetti contraenti. La dinastia della [[ Ascanio della Corgna|Corgna]] reclamò la [[ fida]], imposta che inizialmente applicata soltanto sulle scrofe venne pretesa per tutti gli animali non necessari alla conduzione del fondo. Oggetto di contese furono anche i diritti di pascolo e di legnatico, i pedaggi di attraversamento, il mosto dei vini e la raccolta delle olive. Il dominio dei nuovi feudatari si protrasse fino al [[1643]], quando alla fine del conflitto tra gli eserciti dello [[ Stato Pontificio]] e del [[ Granducato di Toscana]] la [[ Guerra di Castro| Guerra Barberina]], [[Ascanio della Corgna|Fulvio]], ultimo erede del Marchesato del Chiugi, senza combattere e probabilmente d' intesa con il nemico consegnò a [[ Mattias de' Medici]], Principe di [[ Toscana]], il castello di Castiglione del lago: prestigiosa architettura militare, opera di [[ Ascanio della Corgna|Ascanio]], capostipite di quella dinastia. Alla morte naturale di Fulvio, 12 gennaio [[ 1647]], il territorio del Chiugi venne riassorbito dallo Stato Pontificio.<ref> L. Festuccia, ''Castiglione del Lago'' Ed. Cornicchia, Ponte S. Giovanni(PG) 1985, pgg. 26-27.</ref>
[[File: Castiglione del Lago - Fortezza 02.JPG|thumb|200px|Fortezza del Marchesato della Corgna]]
== Gestione della R.C.A. ==
=== Affitti novennali ===
Non appena tornata nel possedimento delle poste , la Camera Apostolica iniziò la gestione diretta dei beni camarali mediante pubbliche gare di appalto bandite ogni nove anni ed assegnate a nobili famiglie perugine. Prima assegnataria fu la famiglia [[ Saraceni]], ultima nel [[ 1754]] la famiglia [[ Onofri]] che si aggiudicò la gara con ll'offerta di un canone annuo di [[ 7616]] [[ scudo|scudi]]. Onofrio Onofri riuscì a mantenere l'affitto fino al 1769 con un canone ridotto a 6300 scudi a causa della grave crisi che colpì l'economia umbra ed in particolare il territorio agricolo del Chiugi. Nel [[ 1759]], durante la reiterata gestione Onofri la Camera Apostolica propose la gestione delle poste alla Comunità castiglionese; la proposta accolta favorevolmente dalla Comunità venne ostacolata dalla famiglia del capitano pozzolese [[Antonio Taccini]] contraria all' assuzione della responsabilità solidale con gli altri contraenti.<ref> R. Serafini,'' Storia di Sanfatucchio'' Ed. Tip. Pievese, 1984 p. 26-27.</ref>
=== Enfiteusi Baglioni ===
Caduta la proposta in favore della Comunità castiglionese, papa [[ Clemente XIV]] concesse l' [[ enfiteusi]] del Chiugi alla [[ Baglioni (famiglia)|famiglia Baglioni]] per un canone annuo di 6250 scudi. Francesco Baglioni divenne " Enfiteuta Generale del Marchesato di Castiglione del Lago" e con la maggiorazione di 800 scudi nel [[1774]] icorporò nell' enfiteusi i beni della soppressa [[ Compagnia di Gesù]] che si trovarono nelle poste di Gioiella, Pozzuolo, Porto e Gaggiolo.<ref> R. Serafini,''Ibidem''</ref> Nei riguardi dei coloni il Baglioni continuò ad imporre tassazioni vessatorie continuando ad ignorare le consuetudini più favorevoli alla popolazione rurale, ma nonostante i gravami imposti la sua gestione risultò fallimentare.
Egli, oberato dalle necessità finanziarie riuscì ad ottenere da papa [[ Pio VI]] la facoltà di vendere o sub-affitare la percezione dei "terzi" e dei diritti sui beni delle poste. Molti furono i contratti di sub-affitto stipulati dal Baglioni conclusi con le famiglie più facoltose del territorio come Dini e Taccini. Nel [[1779]] la gestione delle poste di Piana, Sanfatucchio, Gioiella, Casamaggiore e Porto divenne proprietà delle famiglie [[ Della Fargna-Laval]] e dei Mazzuoli di [[ Città della Pieve]].<ref> F. Canuti, ''nella patria del Perugino'' Ed. Città di Castello (PG) 1926 p.132.</ref> Nel [[1800]], alla morte del conte Francesco Baglioni, la Camera Apostolica affidò i beni dell'enfiteusi Baglioni già ipotecati, alla gestione del [[Collegio Cardinalizio]].
== Il Cantone di Castiglione del Lago ==
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