Differenze tra le versioni di "Pastiche"

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Quando [[Gianfranco Contini]], parlando dell'amico [[Carlo Emilio Gadda]] riconosce in lui la vocazione del "pastiche", con l'imitazione di parlate diverse e la commistione di linguaggi tecnici, arcaismi e trasposizioni di dialetti, definisce il "pastiche" come una combinazione "di risentimento, di passione e di nevrastenia"<ref>cfr. [http://www.gadda.ed.ac.uk/Pages/resources/walks/pge/pastichstracuz.php l'articolo] di Riccardo Stracuzzi</ref>. Che l'influenza non sia un campo di facile attraversamento lo dimostra anche [[Harold Bloom]] nei suoi primi studi<ref>In particolare in ''The Anxiety of Influence'' (1973), trad. it. di Mario Diacono, ''L'angoscia dell'influenza'', Milano, Feltrinelli, 1983 e in ''A Map of Misreading'' (1975), trad. it. di Alessandro Atti e Filippo Rosati, ''Una mappa della dislettura'', Milano, Spirali, 1988.</ref>, ma è in particolare con gli anni della contestazione e di ricerca letteraria (per esempio in molti esponenti del cosiddetto "[[Gruppo 63]]") che il "pastiche" assume la funzione di parodia come trasformazione ludica di testi classici<ref>cfr. tra altre sue opere, [[Guido Almansi]], ''Quasi come. Letteratura e parodia'', Bompiani, Milano, 1976 (un'antologia curata con [[Guido Fink]])</ref>.
 
Questo trasformare in [[gioco]] la [[letteratura]], desacralizzandola e smontandone la presunzione filosofica diviene, insomma, la tendenza generale di buona parte della letteratura dagli [[anni 1970|settanta]] del [[XX secolo]], dove il "pastiche" in quanto tale si fa meno riconoscibile e più intessuto nella trama formale (e di contenuto) delle opere.
 
==Pastiche in ambito operistico ==
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