Differenze tra le versioni di "Santuario dell'Addolorata (Rho)"

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Il [[4 aprile]] [[1755]] la chiesa fu consacrata in una cerimonia dal cardinale [[Giuseppe Pozzobonelli]], che la intitolò alla Regina dei Martiri. Lo stesso cardinale diede una forte spinta alla conclusione dei lavori di edificazione del santuario, sia per quanto riguarda la cupola, di cui si è detto sopra, sia per quanto riguarda la torre campanaria, progettata da [[Giulio Galliori]], costruita nella seconda metà del [[XVIII secolo]] ed alta 75 metri. Al termine dell'[[Napoleone Bonaparte|era napoleonica]], anche la facciata venne ridisegnata, lavoro compiuto dal neoclassico [[Leopold Pollack]].
 
Nel [[1876]] vennero finalmente avviati del collegio (in attesa da un secolo e mezzo), ultimato nel [[1911]]. La costruzione del santuario invece risultò compiuta nel [[1888]] quando venne montato l'ultimo insieme di campane. Il santuario fu inaugurato ufficialmente e solennemente dal cardinale [[Andrea Carlo Ferrari]] nel settembre [[1895]]; nel [[1923]] [[Papa Pio XI]] lo promosse al grado di Basilica romana minore.
 
Alla fine del [[XX secolo]] durante un'opera di restauro l'altare fu ricostruito per opera dello scultore [[Floriano Bodini]]. Nella serie di lavori a seguire venne rinnovato l'impianto elettrico (2003), restaurate le cappelle di San Giuseppe (nel 2004), San Carlo (2007) e San Giorgio (2010).
 
La cappella originale (al posto dell'affresco miracoloso vi è una copia) è stata inglobata alla base dell'abside, sotto il coro, ed è tuttora accessibile dal lato di corso Europa, all'incrocio con via Lainate.
 
==La decorazione interna==
==Il Collegio dei Padri Oblati==
Il Collegio venne progettato da Giulio Galliori nel [[1766]], ma la sua realizzazione iniziò solamente oltre un secolo più tardi, per terminare nel 1912. Costruito su un'area precedentemente pensata per il peristilio, si affaccia su un giardino all'italiana di due ettari di estensione.
Il complesso architettonico è organizzato intorno ad un chiostro ed ogni lato è costituito da tre arcate con colonne binate in [[granito rosa di Baveno]] e angoli a [[bugnato]].
 
Al suo interno si trovano le abitazioni dei sacerdoti, un centro congressi, camere affittate ad ospiti, una stazione radio, una biblioteca. Sono conservate inoltre numerose opere d'arte, fra cui dipinti di [[Bernardino Luini]], [[Solario]], [[Stefano Danedi]], [[Stefano Maria Legnani]], [[Tommaso Legnani]], [[Andera Lanzani]], [[Antonio Magatti]], [[Fiammenghino]] e [[Giuseppe Vermiglio]] e una [[Via Crucis]] incisa da [[Giandomenico Tiepolo]] nel 1749.
 
 
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