Differenze tra le versioni di "Metodo storico-critico"

m
Bot: sintassi e spaziatura dei link e modifiche minori
m (w, typo, cat)
m (Bot: sintassi e spaziatura dei link e modifiche minori)
 
== Criteri principali ==
Per avvicinarsi al primitivo testo e carpire il senso originale, gli esperti hanno escogitato una serie di modelli interpretativi che, qui, vengono elencati e sommariamente descritti ispirandosi ad un “manuale” assai stimato tra gli intenditori. <ref>JOHN PAUL MEIER, A Marginal Jew: Rethinking the Historical Jesus. The Roots of the Problem and the Person, I, Doubleday, New York 1991, p. 157-182</ref> dal quale sono presi anche gli esempi riportati.
 
• '''Criterio dell’imbarazzo''' ([[Edward Schillebeeckx]]) o della contraddizione (B.F. Meyer)
• '''criterio della variante più difficile''' (lectio difficilior)
 
''quando le fonti testuali presentano diverse varianti, relativamente ad un testo, si deve preferire “la più difficile”. Questo criterio in parte si sovrappone al “criterio dell’imbarazzo”. Esempio, in Marco 1,41 alcuni manoscritti riportano che Gesù “si incollerì” <ref>Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e disse: Lo voglio, sii purificato!”(Nuova versione ufficiale della [[Conferena Episcopale Italian]])</ref> di fronte alla richiesta del lebbroso, mentre nella maggior parte dei codici si dice che “si commosse”: difficilmente la seconda variante potè trasformarsi nella prima, mentre è verosimile il contrario”;
 
• '''criterio della variante più corta''' (lectio brevior)
 
== Storia e atteggiamento delle chiese cristiane di fronte ai nuovi criteri nell’esegesi ==
I diversi principi del metodo storico-critico, fin dal [[1700]] furono pensati, esaminati e applicati principalmente dai [[Protestantesimo|protestanti]], i quali, spronati dal principio della [[sola scriptura]], si sentirono nella necessità di dedicarsi allo studio della formazione e interpretazione della Bibbia; furono anche sollecitati dalle ricerche, spesso confluenti nell’[[agnosticismo]], degli ambienti [[illuminismo|illuministici]]. Per decenni, i risultati dell’applicazione del metodo storico-critico, nell’ambito della ricerca del [[Gesù storico]], furono sinonimo di banalizzazione e destoricizzazione dei contenuti biblici. Tutto questo spinse anche la cultura cattolica a prendere a cuore il nuovo metodo, che in origine veniva guardato con sospetto. (vedi [http[://en.wikipedia.org/wiki/Historical_criticism:Historical criticism]]).
In seguito gli ambienti della [[Chiesa cattolica]], specialmente dopo la creazione della [[Pontificia Commissione Biblica]] ([[1902]]), cominciarono ad indicare nel metodo storico-critico un alleato per la comprensione della Bibbia come conferma della fede professata. Nella sua enciclica [[Providentissimus Deus]] (Dio totalmente Provvidente) (primo di novembre [[1893]]) papa [[Leone XIII]] spinse l’ambiente della docenza cattolica ad essere “più dotti e provveduti” nello studio della Bibbia.
 
Cinque decenni più tardi, dopo la fondazione dell’[[Pontificio Istituto Biblico]] ([[1009]]), [[Pio XII]] nel suo [[Divino Afflante Spiritu]] (30 settembre [[1943]] (Ispirati dal Divino Spirito) lodò e stimolò l’applicazione de “l’arte della [[ecdotica|storia del testo]]”. <ref>”Il suo scopo, infatti, è quello di ristabilire per quanto possibile il testo originale, purificarlo dalle deformazioni introdottesi a causa di copisti, e di liberarlo dalle glosse e commenti infiltratisi nel testo [...]. È vero che di tal critica alcuni decenni or sono non pochi abusarono a loro talento, non di rado in guisa che si direbbe abbiano voluto introdurre nel sacro testo i loro preconcetti". [...] </ref>
 
“Fornito così della conoscenza delle lingue antiche e del corredo della critica, l'esegeta cattolico si applichi a quello che fra tutti i suoi compiti è il più alto: trovare ed esporre il genuino pensiero dei Sacri Libri »”.
 
<small> 12. “Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana (22), l'interprete della sacra Scrittura, per capire bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso (23). Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani (24)”. <ref>[ http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html]</ref></small>
 
Nel rifiorire degli studi biblici secondo i nuovi metodi, che si dimostrò non essere incompatibili con quelli dei [[Padre della Chiesa|Padri della Chiesa]], alcuni documenti della “Pontificia Commisione biblica” <ref> [http://it.wikipedia.org/wiki/Pontificia_Commissione_Biblica[Pontificia Commissione Biblica]]</ref>riassumono la situazione degli studi biblici sottolineando l’utilità potenziale del metodo storico-critico:
 
<small>”Si tratta di un metodo che, se utilizzato con rispetto della obiettività, per se stesso non implica alcun apriorismo- Se il suo uso è accompagnato da altre priorità, ciò non è addebitabile al metodo in se stesso, ma alle opzioni ermeneutiche che orientano l’interprete e che possono farsi tendenziose [...]. Lo scopo del metodo storico-critico è quello di illuminare, in maniera diacronica, sul significato espresso dagli autori e redattori. Con l’aiuto di altri metodi e degli approcci tradizionali, esso può aprire al moderno lettore l’accesso al testo biblico, che già possediamo. <small>
2 959 428

contributi