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La grande conoscenza del Malatesta dell'arte militare del tempo e delle nuove artiglierie, permise la commissione di una struttura [[fortificazione alla moderna|fortificata alla moderna]], capace cioè di resistere alla forza distruttrice delle armi da fuoco. Le cortine infatti, sono molto più robuste del solito e gli stessi grandi torrioni quadrangolari accoglievano al loro interno un cannone in bronzo ciascuno.
 
Nonostante la sua posizione quasi esterna alla città, il Castello non presenta torri difensive rivolte verso l'esterno; le uniche presenti sono tutte rivolte verso la città. Questa particolarità ci permette di comprendere come non fossero rare rivolte cittadine al [[signore (titolo nobiliare)|signore]].
 
Verso la città è rivolta anche la porta, che presenta, al di sopra dell'arco di entrata, il simbolo araldico malatestiano, ovvero l'elmo con [[cimiero]] a forma di elefante. Ai lati di questa figura vediamo scritto per intero il nome Sigismondo Pandolfo, scritto in [[caratteri gotici]]. Questo goticismo stilistico ci riporta all'ambiente di [[Venezia]], città che rimase sempre legata al Malatesta, essendo capitano di ventura delle truppe della [[Serenissima]].
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