Differenze tra le versioni di "Coscienza morale"

== Filosofia ==
La coscienza morale è trattata da [[Nietzsche]] come il più sublime stratagemma che la morale dei "deboli" (cioè la forma che la morale assume da [[Socrate]] in poi, attraverso il [[giudaismo]], il [[Cristianesimo]], il [[razionalismo]] [[etico]], fino a [[Kant]] ed [[Hegel]]) assume per controllare l'azione degli individui come forma di controllo.
i87978987987979m La coscienza è tema fondamentale nelle filosofie [[novecento|novecentesche]]. In particolare, ha un ruolo essenziale nella [[fenomenologia]], che si definisce come "studio della coscienza nella sua intenzionalità". In essa, la coscienza è priva di connotazione morale diretta e diventa concetto puramente [[gnoseologia|gnoseologico]]. La coscienza e la conoscenza diventano quindi strettamente imparentate, anche sulla scia della rivoluzione [[psicoanalisi|psicoanalitica]]. Diversa è la posizione di [[Levinas]], che nella sua filosofia dell'"altrimenti che essere" subordina (sebbene questo termine sia improprio) la coscienza (ossia il pensiero [[logica|logico]]), parte intrinseca dell'[[essere]] nella sua dialettica del detto, alla responsabilità-per-altri, ossia a quella dimensione "etica" che va al di là dell'essenza, che in quanto tale non è parte del regno della logica, e che è quindi pre-coscienziale (pre-originale o an-archica); in Levinas quindi, non vi è sostanziale differenza tra parola e pensiero logico formulato. Levinas tuttavia recupera la nozione di coscienza per riferirvi l'atteggiamento riparatore della [[giustizia]].
 
La coscienza è tema fondamentale nelle filosofie [[novecento|novecentesche]]. In particolare, ha un ruolo essenziale nella [[fenomenologia]], che si definisce come "studio della coscienza nella sua intenzionalità". In essa, la coscienza è priva di connotazione morale diretta e diventa concetto puramente [[gnoseologia|gnoseologico]]. La coscienza e la conoscenza diventano quindi strettamente imparentate, anche sulla scia della rivoluzione [[psicoanalisi|psicoanalitica]]. Diversa è la posizione di [[Levinas]], che nella sua filosofia dell'"altrimenti che essere" subordina (sebbene questo termine sia improprio) la coscienza (ossia il pensiero [[logica|logico]]), parte intrinseca dell'[[essere]] nella sua dialettica del detto, alla responsabilità-per-altri, ossia a quella dimensione "etica" che va al di là dell'essenza, che in quanto tale non è parte del regno della logica, e che è quindi pre-coscienziale (pre-originale o an-archica); in Levinas quindi, non vi è sostanziale differenza tra parola e pensiero logico formulato. Levinas tuttavia recupera la nozione di coscienza per riferirvi l'atteggiamento riparatore della [[giustizia]].
 
=== Concezione greca ===
Utente anonimo