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Sotto la sua guida il [[9 maggio]] [[1009]] ([[1010]] secondo altri storici) le città di Bari, [[Trani]] e [[Bitonto]] si ribellarono al governo fiscale del [[catapano]] bizantino [[Giovanni Curcuas (catapano)|Giovanni Curcuas]]: durante la rivolta il catapano restò ucciso e gli insorti sconfissero i bizantini a [[Bitetto]] e a [[Irsina|Montepeloso]]. La rivolta, appoggiata dai principi longobardi e non avversata dal [[papa Sergio IV]], sembrava avere successo, approfittando anche del fatto che l'imperatore [[Basilio II di Bisanzio|Basilio II]] era duramente impegnato nei [[Balcani]] nella guerra contro i [[Bulgari]].
 
Ma il nuovo catapano [[Basilio Argiro il Mesardonite|Basilio Mesardonite]], dopo un lungo e cruento assedio, riconquistò con la forza la città di Bari ([[1011]]): molti baresi furono uccisi, mentre i capi degli insorti riuscirono a fuggire: Melo si rintanò prima ad [[Ascoli Satriano|Ascoli]] e di là raggiunse [[Benevento]], [[Salerno]] e [[Capua]], accolto con qualche preoccupazione dai principi longobardi; suo cognato [[Datto di Bari|Datto]] chiese soccorso ai benedettini di [[Abbazia di Monte CassinoMontecassino|Monte Cassino]]. La moglie di Melo, Maralda, e suo figlio [[Argiro (generale bizantino)|Argiro]], furono invece catturati e portati a [[Costantinopoli]].
 
Con la benedizione di [[papa Benedetto VIII]], Melo nel [[1015]] si recò in Germania dall’imperatore Enrico II per chiedere aiuto. L’imperatore lo accolse tra i suoi vassalli e lo creò Duca di Puglia, tuttavia non gli fornì alcun aiuto militare. Melo allora ritornò in Italia, si procurò il rinnovato appoggio dei principi longobardi e delle città dissidenti e assoldò alcuni cavalieri mercenari [[normanni]], che fecero così la loro comparsa sulla scena politica italiana. Con loro mosse da Capua verso la [[Capitanata]]: grazie ad alcuni successi iniziali (ad Arènola presso il [[Fortore]], a [[San Paolo di Civitate|Civitate]], a Vaccarizza presso [[Troia (Italia)|Troia]] nella primavera del [[1017]]), Melo si aprì la strada fino a Trani.
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