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Lo storico cinquecentesco Baldo Branchi ricorda come il signore avesse proceduto distruggendo gli antichi palazzi e le abitazioni dei suoi avi, ad eccezione del "palazzo maggiore", intorno al quale costruì il nuovo complesso, probabilmente ricavando materiali da costruzione di recupero dalla demolizione delle fabbriche esistenti<ref>{{cita web|url=http://www.fondcarim.it/destra/appuntamenti/5/5_cultura3.htm| titolo=''Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti davanti a Castel Sismondo''}}</ref>.
Le fortificazioni esistenti furono rafforzate e adattate alle nuove esigenze militari con il rialzamento dei camminamenti e del muro di cinta, la regolarizzazione e l’ampliamento del [[fossato (architettura)|fossato]], la costruzione di nuove torri e, dopo la morte di [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]], con l’edificazione di una seconda cinta, più esterna, aperta da due doppie porte di ingresso, una rivolta verso la città e l’altra verso la campagna.
 
La costruzione iniziò il 20 maggio 1437 alle ore 18.48: il momento della fondazione fu deciso da [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]] sulla base di calcoli elaborati con precisione dagli astrologi di corte<ref>{{cita web|url=http://www.fondcarim.it/20730/7/Storia.html | titolo=''Castel Sismondo. Storia''}}</ref>.
Importanti cambiamenti del perimetro murario, come l’introduzione di [[bastioni]] poligonali in luogo di quelli quadrangolari del XV secolo, sono documentati dalla più antica planimetria esistente di Castel Sismondo, disegnata nel 1526 da [[Antonio da Sangallo il giovane]]<ref name =biordi11 >{{cita|Biordi e Foschi|p. 11.|biordi}}</ref><ref name = rocche59 >{{cita|Pasini|p. 59.|rocche}}</ref>.
 
Tra il 1624 e il 1626 Castel Sismondo fu interessato da nuovi restauri e trasformazioni, con l’aggiunta di cannoniere, la demolizione delle sommità delle torri per sistemarvi i [[mortaio|mortai]], il rialzamento delle quote esterne e la demolizione del [[rivellino]] verso la campagna, e assunse il nome di Castel Urbano, in onore del pontefice [[Urbano VIII]]<ref name = pasinirocche15 >{{cita|Pasini|p. 15.|pasinirocche}}</ref>. Nello stesso periodo furono ricostruiti i muri di controscarpa e i tetti e furono rinnovati la cappella e i magazzini<ref name = rocche62 >{{cita|Pasini|p. 62.|rocche}}</ref>.
 
Nel [[1821]] il castello venne adibito a caserma dei [[carabinieri]]. L’assetto della fortezza subì nel 1826 ulteriori estese modifiche con la distruzione della cinta e dei baluardi esterni, il riempimento del [[fossato (architettura)|fossato]]<ref name = pasiniitinerari21 >{{cita|Pasini|p. 21.|pasiniitinerari}}</ref>, la demolizione della terza torre e la costruzione di un magazzino di sale addossato ai bastioni. La rocca fu adibita a caserma, deposito e infine nel 1857 a prigione<ref name = contipasini222 >{{cita|Pasini|p. 222.|contipasini}}</ref>, funzione che mantenne fino al 1967<ref>{{cita web|url=http://www.comune.rimini.it/servizi/citta/monumenti/pagina16.html | titolo=''Monumenti. Castel Sismondo''}}</ref>.
 
===I restauri del Novecento===
[[File:Rimini053.jpg|thumb|Il castello oggi]]
[[File:Rimini049.jpg|thumb|Il tratto di mura che chiude a sud-ovest la corte del soccorso]]
Castel Sismondo era un complesso di grandiose dimensioni, simile ad una cittadella fortificata, e interamente circondato da un’enorme [[fossato (architettura)|fossato]] asciutto<ref name = donati93 >{{cita|Donati|p. 93.|donati}}</ref><ref name = maroni105 >{{cita|Maroni e Stoppioni|p. 105.|maroni}}</ref>, al centro del quale scorreva un rigagnolo denominato “fustigata”.
Il [[fossato]] era predisposto per l’allagamento, che poteva avvenire solo sfruttando particolari sistemi idrici, essendo posto ad un livello superiore rispetto al fiume [[Marecchia]].
 
Il castello era interamente racchiuso da un’alta cinta esterna dall’andamento irregolare, entro la quale si aprivano due grandi spazi aperti: la corte a mare, rivolta verso la città, e la corte del soccorso, verso la campagna<ref name = donati93 >{{cita|Donati|p. 93.|donati}}</ref><ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>.
Le due corti comunicavano attraverso una corte minore ricavata all’interno del nucleo centrale del castello, la rocca di mezzo, a sua volta diviso in due corpi di fabbrica principali: il mastio e l’ala di Isotta, collegati ad un livello intermedio tra il primo e il secondo piano attraverso un passaggio coperto. La rocca di mezzo e le due corti erano presidiate ognuna da una propria guarnigione e da un castellano; nel complesso risultano tuttavia scarsi gli alloggi per i soldati, che dovevano essere in numero molto limitato<ref name = rocche52 >{{cita|Pasini|p. 52.|rocche}}</ref>.
 
[[Roberto Valturio]], nel suo trattato [[De re militari (Valturio)|De re militari]], magnificò il castello ricordandone le enormi dimensioni (350 passi), la grandiosità delle [[scarpa (architettura)|scarpe]], paragonate a [[piramidi]], il numero di [[finestra|finestre]] (160), torri (6, alte 80 piedi)<ref name = tonini39 >{{cita|Tonini|p. 39.|tonini}}</ref> e ponti (4), l’ampiezza del [[cammino di ronda]], la complessità dell’articolazione e l’imponenza dei [[terrapieno|terrapieni]]<ref name = matteini96 >{{cita|Matteini|p. 96.|matteini}}</ref>.
Lo storico ne celebrò la bellezza architettonica e la solidità di fortificazione militare, riconoscendo il castello non solo come fondamentale difesa per la città, ma come motivo di ammirazione per l’[[Italia]] intera<ref name = matteini96 >{{cita|Matteini|p. 96.|matteini}}</ref>.
 
 
===La corte a mare===
La corte a mare, costruita da [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]] davanti al fronte principale della rocca, era circondata da grandi bastioni poligonali<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>. Dal punto di vista dell’arte bellica era una “falsa braga”, utilizzata per la difesa radente per rendere difficile l’attacco diretto alle torri della cinta interna<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>. La corte fu distrutta insieme alla cinta esterna nel XIX secolo e di essa non restano tracce, essendo stato colmato il [[fossato]] che ne definiva il perimetro<ref name =biordi11 >{{cita|Biordi e Foschi|p. 11.|biordi}}</ref>. L’ingresso alla corte a mare avveniva tramite una torre portaia dotata di due porte, una carrabile a sinistra ed una pedonale a destra, preceduta da due ingressi difesi e due [[ponte levatoio|ponti levatoi]].
 
===La corte del soccorso===
 
Le prime due torri serrano il corpo di ingresso; quella di sinistra, più bassa, è rafforzata da un riempimento di terra che ne occupa tutto il livello inferiore; la torre di destra (torre maggiore), più alta e in posizione più esterna, fungeva da torre scalare, ed ha al suo interno una scalone elicoidale che conduce ai piani superiori del mastio.
La terza torre, distrutta, è riconoscibile in parte nell’andamento planimetrico di un [[bastione]] proteso verso la piazza, mentre la quarta torre si affaccia sul lato settentrionale. Tutte le torri sono ornate nella parte superiore da stemmi malatestiani<ref name = rocche58 >{{cita|Pasini|p. 58.|rocche}}</ref>. Sulle murature dei bastioni e sulle torri, a coronamento della scarpa, corre una fascia marcapiano in formelle in maiolica smaltata decorate con la [[rosa (botanica)|rosa]] quadripetala, antica decorazione araldica malatestiana.
 
L’ingresso verso la città avviene tramite un portale gotico, ad arco acuto, con stipiti e ghiera realizzati in conci marmorei disposti in modo classico.
Sopra al portale è posta un’epigrafe dedicatoria con un solenne testo in [[lingua latina|latino]] scolpito in caratteri lapidari classici, nel quale si afferma che [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]] eresse l’edificio dalle fondamenta nel 1446 (nonostante la rocca non fosse stata costruita ex novo), a decoro dei riminesi, e stabilì che venisse chiamato con il suo nome:
SIGISMUNDUS PANDULFUS MALATESTA PAN F. MOLEM HANC, ARIMINENSIUM DECUS, NOVAM A FUNDAMENTIS EREXIT, CONSTRUXIT QUE A.C. CASTELLUM SUO NOMINE SISMUNDUM, APPELLARI CENSUIT MCCCCXLVI<ref>{{cita web|url=http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/16/40| titolo=''Regione Emilia-Romagna. Luoghi della cultura. Rimini. Castel Sismondo''}}</ref>.
L’epigrafe, così come le due identiche poste sul lato meridionale dell’ala d’Isotta e sulla quarta torre, ha proporzioni e caratteri espressamente rinascimentali; non sembra coeva alla costruzione delle mura ed è stata interpretata come un segno della svolta introdotta da [[Leon Battista Alberti]] nel gusto della corte malatestiana<ref name = rocche58 >{{cita|Pasini|p. 58.|rocche}}</ref>.
 
Sull’ingresso è posto un grande stemma costituito da uno scudo con bande a scacchi, simbolo dei Malatesta, sormontato da un [[cimiero]] a testa d’[[elefante]] crestato e da una [[rosa (botanica)|rosa]] quadripetala<ref>{{cita web|url=http://www.comune.rimini.it/servizi/citta/monumenti/pagina16.html | titolo=''Monumenti. Castel Sismondo''}}</ref><ref>{{cita web|url=http://www.emiliaromagna.beniculturali.it/index.php?it/108/ricerca-itinerari/16/40| titolo=''Regione Emilia-Romagna. Luoghi della cultura. Rimini. Castel Sismondo''}}</ref>. Ai lati dello stemma è celebrato, in caratteri gotici rilevati, il nome del signore di [[Rimini]]: Sigismondo Pandolfo<ref name = pasiniitinerari23 >{{cita|Pasini|p. 23.|pasiniitinerari}}</ref>.
Questo goticismo stilistico ci riporta all'ambiente di [[Venezia]], città che rimase sempre legata al Malatesta, essendo stato [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]] capitano di ventura delle truppe della [[Serenissima]]. La torre d’ingresso è conclusa in sommità da una [[bertesca]] su archetti sormontata da un coronamento rastremato.
 
Il “palazzo di [[Isotta degli Atti|Isotta]]” potrebbe essere stato edificato per volere di [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]] come un’ala residenziale temporanea, che avrebbe dovuto ospitare la corte durante i lavori per la costruzione del mastio, oppure, secondo un’ipotesi alternativa, come residenza per la giovane amante e poi terza moglie<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref><ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/domestici/residenza_e_rappresentanza/camera/camera.htm | titolo=''Aspetti domestici. Camera''}}</ref>.
 
L’ala d’Isotta ha una pianta rettangolare e si sviluppa su tre piani<ref>{{cita web|url=http://www.fondcarim.it/20730/7/Storia.html | titolo=''Castel Sismondo. Storia''}}</ref>, organizzati secondo uno schema distributivo molto diffuso nei castelli europei, entro muri perimetrali di eccezionale spessore (fino a tre metri). In origine il piano terra ospitava gli ambienti di rappresentanza: la sala di ricevimento e la cappella, dalla quale una scala conduceva al primo piano, dove erano gli ambienti privati (la camera e il salotto). Una seconda [[scala (architettura)|scala]] era riservata al personale di servizio e conduceva alla [[terrazza]] sommitale senza interferire con gli appartamenti signorili.
Il grande ambiente dei [[magazzini]] al piano interrato, aperto da poche e piccole finestre nello spessore della muratura, comunica tramite una breve scala con uno spazio esterno rialzato ricavato sul lato sud-orientale del castello.
La sistemazione attuale dello spazio interno, che fu sede del Museo delle culture extraeuropee “Dinz Rialto” tra il 1988 e il 2000<ref name =biordi13 >{{cita|Biordi e Foschi|p. 13.|biordi}}</ref>, si deve ai moderni interventi di restauro.
Nel passaggio che mette in comunicazione l’ala d’Isotta con l’edificio di mezzo della corte interna è riconoscibile in planimetria la torre di età romana in corrispondenza della quale il tracciato dell’antica cinta muraria cambiava direzione.
 
Il fronte meridionale dell’edificio, quasi interamente chiuso, presenta al livello inferiore un’iscrizione dedicatoria in [[lingua latina|latino]], identica a quella dell’ingresso principale, e al primo piano una serie di mensole in [[pietra d'Istria]] su beccatelli in aggetto, che dovevano sorreggere una grande balconata coperta<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>. Il pavimento della balconata era probabilmente realizzato in lastre di [[pietra d'Istria]], mentre la copertura era costituita da un manto di coppi su tavole. Nella parte superiore della facciata corre una scossalina, sotto alla quale sono visibili i fori che fungevano da sostegno per le travi della copertura<ref>{{cita web|url= http://www.icastelli.org/domestici/illuminazione/balconi/balconi.htm| titolo=''Aspetti domestici. Balconi''}}</ref>.
 
L’edificio è addossato a sud-ovest a una torre d’angolo preesistente, alla base della quale è leggibile un tratto della cinta muraria urbana<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>, mentre si apre con una serie di finestre sul lato della corte del soccorso.
Il mastio si innalza su un grande basamento a [[scarpa (architettura)|scarpa]], protetto da poderosi terrapieni perimetrali spessi fino a otto metri, costituiti da due distinti paramenti laterizi collegati da setti murari, che fungevano da consolidamento statico e consentivano di fronteggiare i colpi delle armi da fuoco<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>.
 
L’ingresso al mastio avviene attraverso un grande portale a sesto acuto, sotto la cui arcata è posto uno stemma raffigurante lo [[scudo (difesa)|scudo]] a scacchi e, ai lati, la scritta “Sigismondo Pandolfo”, analoga a quella dell’ingresso principale al castello. Il portale immette in un piccolo cortile coperto, che comunica attraverso un passaggio con la torre scalare<ref>{{cita web|url=http://www.icastelli.org/monografie/C_Sismondo/C_Sismondo.htm | titolo=''Castel Sismondo''}}</ref>.
 
Il piano terra, ricavato dalla trasformazione di un preesistente palazzo malatestiano, costituiva un enorme basamento per il nuovo palazzo “pensile” voluto da [[Sigismondo Pandolfo Malatesta|Sigismondo]], forse mai completato o forse demolito nei secoli successivi.
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