Differenze tra le versioni di "Clientelismo"

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Il termine clientelismo deriva dal [[Lingua latina|latino]] "''cliens''". Il cliens in [[età romana]] era quel cittadino che, per la sua posizione svantaggiata all'interno della società, si trovava costretto a ricorrere alla protezione di un "''patronus''" o di una intera "''gens''" in cambio di svariati favori, talvolta al limite della sudditanza (''applicatio'') fisica o psicologica. L'attuazione della condizione di cliente in epoca romana avveniva attraverso la forma della ''deditio'', che consisteva nell'[[usufrutto]] di un bene pubblico (ad esempio di porzioni di ''[[ager publicus]]'') su concessione (in ''precarium'') del patronato che si appropriava di tale bene. Il cliente era obbligato nei confronti del proprio ''patronus'' in quanto doveva a questi il voto nelle [[Assemblee romane|assemblee]] (la votazione era espressa pubblicamente) e doveva aiutarlo qualora fosse stato impegnato in guerra. L'istituto della clientela, sviluppato agli inizi della storia di Roma in quanto rapporto giuridico, andò assumendo una dimensione essenzialmente sociale nell'[[età imperiale]].
 
Molti autori latini, soprattutto coloro che provenivano dalle [[Provincia romana|province della Roma antica]] (ad esempio il poeta [[Marco Valerio Marziale|Marziale]]), vissero personalmente la condizione di ''cliente'', che cionnondimenocionondimeno garantì loro vantaggi e appoggi di diverso tipo.
 
==Accezione moderna==