Differenze tra le versioni di "San Gennaro nell'anfiteatro di Pozzuoli"

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== L'opera ==
Il quadro, di notevoli dimensioni, fa parte di un gruppo di tre dipinti realizzati da [[Artemisia Gentileschi]] per il duomo di [[Pozzuoli]]. Esso testimonia come, a Napoli, la pittrice romana abbia trovato un ambiente disposto a commissionarglicommissionarle non solo tele destinate a collezioni private, ma anche importanti opere devozionali da esporre nei luoghi di culto.
 
La scena rappresentata nel quadro si riferisce alle tormentate vicende che le fonti agiografiche narrano a riguardo delal martirio di [[San Gennaro]]. Dopo essere stato sottoposto ad altri tormenti, San Gennaro ed i suoi seguaci sono dati in pasto ad un branco famelico di orsi e di leoni. Le belve, anziché assalirlo, si acquietano subito e vanno a leccare i piedi del Santo (che, dopo questo vano tentativo di dargli la morte, sarà poi decapitato).
 
La tela - in cattivo stato di conservazione – ci mostra l'istante in cui le belve sono ormai ammansite, mentre San Gennaro, che indossa la mitria vescovile, veste una piviale aperta su una tunica bianca e si appoggia al bastone pastorale, solleva la mano destra, quasi a voler benedire le fiere. Intorno a lui, i suoi seguaci esprimono stupore per il prodigio e venerazione per il santo vescovo. Sullo sfondo si osserva, fedelmente rappresentata, la facciata dell'anfiteatro romano (poiché si tratta del [[Colosseo]], qualche critico ritiene di doverlo attribuire ad un collaboratore romano di Artemisia); l'anfiteatro viene rappresentato quale quinta scenografica visto però dall'esterno (dunque incoerente con la presenza di belve libere), in quanto quello è il suo aspetto più conosciuto che lo faceva riconoscere tale.
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