Gomorra e dintorni: differenze tra le versioni

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'''''Gomorra e dintorni''''' è un [[romanzo]] di [[fantascienza]] di [[Thomas M. Disch|Thomas Michael Disch]] pubblicato per la prima volta negli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]] nel [[1965]] dalla [[Berkley Books]] con il titolo originale ''The Genocides''. Il lavoro hafu ricevutocandidato, nello stesso anno, la nomination al [[premio Nebula]] (poi vinto da ''[[Dune (romanzo)|Dune]]'', di [[Frank Herbert]]).
 
Con due differenti copertine di [[Karel Thole]] e per la traduzione di Bianca Russo, il romanzo è stato edito per la prima volta in Italia nella collana [[Urania (collana)|Urania]] nel [[1966]] (numero 449 del [[20 novembre]] 1966) e ripubblicato nella collana [[Urania Classici]] (numero 12 del marzo [[1978]]).
 
== Trama ==
Anno 1979: la Terra è sconvolta da una infestazione di sconosciute ed indistruttibili enormi piante di alto fusto, che, a partire dall'aprile del '721972, nel giro di un [[lustro]] hanno invaso ogni [[habitat]] e portato la maggioranza delle specie sull'orlo dell'estinzione.
 
L'umanitàLa ècivilizzazione alloumana sbandocrolla. Costretta a rinchiudersi in piccole comunità isolate, disgregata dalla lotta fra simili, la stessa specie umana appare minacciata nella sua esistenza, complice anche una cattiva gestione della crisi globale.
 
Nelle grandi città, come nei piccoli paesi, vi sono stati tumulti, saccheggi ed oramai le società sono ridotte a [[comunità]] di poche centinaia di individui, che sterminano senza pietà i gruppuscoli di sbandati, quando li sorprendono nel proprio territorio.
Orville, che viene torturato per essere indotto a rivelare il suo passato, nella strage perde la sua compagna. Comincia, così, a covare un risentimento e un desiderio di vendetta per il clan degli Anderson che, paradossalmente, gli dà la forza di sopravvivere; egli è un uomo colto ed intelligente, e inizia così a conquistarsi una certa stima fra i sopravvissuti, compreso il vecchio Anderson. Ma le cose prenderanno una piega imprevista. La comunità è attaccata dagli inceneritori volanti; Neil, per un grossolano errore, ammazza l'unica vacca scampata, che aveva appena partorito un vitellino, ormai destinato a morire; il gruppo è minacciato sempre più nella sua sopravvivenza. Alla fine proprio Orville troverà il modo per superare il durissimo inverno: scendere nelle radici delle Piante, che sono cave e si spingono in profondità nel sottosuolo; e, ciò che più conta, custodiscono il frutto, che è nutriente e saporito. Così, i sopravvissuti iniziano una nuova esistenza sotterranea, nel cuore della terra.
 
Ma la rinnovata disponibilità di cibo, la mancanza di obiettivi, la vita condotta prevalentemente al buio, minano la struttura della comunità e creano i presupposti per una piccola insurrezione, nella quale alcuni rimangono uccisi. Inoltre i pericoli non sono finiti: gli esseri umani non sono i soli occupanti del frutto delle Piante; i topi rappresentano un'insidia continua e il vecchio Anderson, che è stato morsicato, si ammala gravemente. Ridotto in fin di vita, chiede a Neil di radunare tutti: ha intenzione di passare lo scettro del comando del gruppo, che oramai conta solo ventiquattro persone, a Orville anziché al proprio primogenito. E qui, dopo aver allontanato gli altri, Neil si esibisce in un parricidio praticamente identico a quello che il film [[Il Gladiatore]] racconta sia stato perpetrato da [[Commodo]] ai danni di [[Marco Aurelio]]: uccide, soffocandolo, il padre che aveva designato un estraneo al posto di suo figlio come guida per la comunità. Dopo di che si autoproclama capo e decide di eliminare Orville. Sfortunatamente per lui, il suo gioco viene subito scoperto dall'occhio esperto di Alice Nemerov, che per questo verrà uccisa a sua volta. Ma la verità è trapelata, e Neil viene abbandonato al suo destino nel labirinto delle radici.
 
L'inverno è finito; la primavera fa sgorgare, impetuoso, un fiume di linfa nei vasi capillari delle Piante; è giunto il tempo del raccolto. Gli invasori sconosciuti raccolgono i frutti attraverso immani sistemi aspiranti, che causano a loro volta altre vittime. Dopo di che danno fuoco a tutto: la Terra è ricoperta da una coltre nera di cenere, che fa sperare che il tempo delle Piante sia finito. Sei superstiti emergono dal sottosuolo; custodiscono gli ultimi residui del frutto, sottratti ai ''«padroni del raccolto»''. Sperano così di sopravvivere fino all'estate. Ma, ancora una volta, il mondo si ricopre di un tappeto verde; in poche settimane le piantine divengono Piante, la Terra si riveste della foresta non più aliena, nell'attesa di un nuovo raccolto. I superstiti non hanno più speranze, progetti, avvenire; aspettano solo la fine della giornata. La [[profezia di Geremia]] sembra dar forma alla scena finale:
Come accade nella realtà, un semplice elemento apparentemente innocuo - in questo caso una pianta - se viene moltiplicato per milioni di volte ed arricchito di sovrabbondante vitalità, può rappresentare il fattore capace di sovvertire interi ordini sociali e naturali. Nel caso del romanzo di Disch, la pianta di alto fusto diviene l'artefice della dissoluzione della umana specie.
 
Il quadro tratteggiato è fosco e realistico. L'autore sembra suggerire che, in assenza di un ordine sociale ben definito, che peraltro gli appare precario, i comportamenti degli individui tendano a slittare inevitabilmente verso forme violente e spietate (concezione dell'''[[homo homini lupus]]'').
 
Tutto si esaspera, nella brutalità della lotta per l'esistenza. Così, la [[xenofobia]] diventa [[strage]], la fame [[antropofagia]], la ricerca di cibo [[banditismo]]. La scarsità di risorse porta le piccole comunità a chiudersi e ad eliminare ogni potenziale minaccia. Quando il clan di Anderson si imbatte nel gruppo di Orville, non si limita a torturarne ed ucciderne i componenti ma ne fa ''salsicce per l'inverno''. E tuttavia perfino l'atrocità di questi gesti viene in qualche modo smussata e resa comprensibile dallo stato di precarietà in cui versa la condizione umana nella terra infestata.
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