Differenze tra le versioni di "Adriano Prosperi"

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Cantimori fu una personalità di spicco dell'intellettualità fascista negli anni Trenta, molto legato a [[Giovanni Gentile]], la cui protezione ne favorì la carriera accademica e a cui dovette la cattedra alla Normale, attribuitagli nel 1940 (salvo poi voltare le spalle e trattare sprezzantemente il vecchio maestro e protettore dopo la caduta del Fascismo<ref> Cfr. P. Chiantera Stutte, ''Delio Cantimori. Delio Cantimori. Un intellettuale del Novecento'', Carocci, Roma 2011, pp. 73 sgg. </ref>). Nel dopoguerra Cantimori si distinse invece come una personalità di spicco dell'intellettualità comunista e di sinistra (curò anche, con sua traduzione, un'edizione "classica" de ''[[Il Capitale]]'' di [[Karl Marx]], pubblicata dagli [[Editori Riuniti]]), pur lasciando il PCI nel 1956. Questa condotta ha suscitato anche presunzioni di "opportunismo", poiché il rapporto con il PCI risparmiò a Cantimori seri provvedimenti da parte della [[commissione di epurazione|commissione per l'epurazione]] per il suo passato di uomo del regime.
 
Prosperi, che di Cantimori è stato allievo, ha sempre difeso con ostinazione l'antico maestro<ref>Cfr. A. Prosperi, [https://docs.google.com/file/d/0BxyCYHOrRpjvN3JtS0I2Z3ZiQ2c/edit Delio Cantimori maestro di tolleranza], "Il manifesto", 30 marzo 2005; D. Messina, [http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2005/04/32708497.pdf Prosperi, con gli scoop non si fa la storia]. "Corriere della sera", 3 aprile 2005; A. Prosperi, [http://archiviostorico.corriere.it/2005/aprile/17/Cantimori_nazista_bolscevico_vero_fuori_co_9_050417029 Cantimori nazista e bolscevico: se è vero, fuori le prove], "Corriere della Sera", 17 aprile 2005</ref>, rigettando risolutamente il "[[nazionalbolscevismo]]" attribuitogli, accusando diversi studiosi (Eugenio Di Rienzo, [[Ernesto Galli della Loggia]], [[Giuseppe Bedeschi]], [[Pietro Citati]], [[Piero Craveri]]) di voler "crocifiggere in lui gli "errori" dell'Italia novecentesca, equamente divisi tra du Moloch, fascismo e comunismo" e farne "un capro espiatorio di tutti i mali del passato italiano". Prosperi, inoltre, ha insistito nel legare la "conversione democratica" di Cantimori alle ricerche intraprese sin dall'inizio degli anni Trenta sugli eretici italiani del Cinquecento, malgrado comunemente - anche da parte di studiosi come Roberto Pertici e Patricia Chiantera Stutte, che hanno criticato le interpretazioni di Di Rienzo, Simoncelli e D'Elia, - si pensi che l'abbandono dell'ideologia fascista da parte di Cantimori sia stato molto più tardivo<ref>Cfr. [https://docs.google.com/file/d/0BxyCYHOrRpjvaGVkSFpEUlhkeGM/edit A. Frangioni, Recensione di Nicola D’Elia, ''Delio Cantimori e la cultura politica tedesca (1927-1940)'', e di Paolo Simoncelli, ''Cantimori e il libro mai edito. Il movimento nazionalsocialista dal 1919 al 1933''], in "Ricerche di storia politica", XIII, 1, aprile 2010, pp. 77-79</ref>. Prosperi non ha risparmiato i toni contro i più recenti detrattori (dal suo punto di vista) del maestro, accusandoli di ripercorrere le vicende "con una curiosità spesso malignamente deformante e spesso paurosamente superficiale, pur nell'accumulo di inediti di ogni tipo", sostenendo che già la voce Cantimori redatta da [[PietroPiero Craveri]] per il [[Dizionario Biografico degli Italiani]](vol. 14, 1974) era "assai discutibile" e aveva inaugurato una tendenza negativa, e tacciando tra l'altro [[Pietro Citati]] di "maramalda ferocia goliardica".
 
Quest'ultimo, studente della Normale dal 1947 al 1951, in un intervento su ''[[La Repubblica]]'' <ref> Cfr. P. Citati, [https://docs.google.com/file/d/0BxyCYHOrRpjvQ0JXYXJkTWdmUzA/edit Scuola storia di un disastro annunciato] [http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/repubblica-scuola-storia-di-un-disastro-annunciato.flc], "La Repubblica", 20 ottobre 2004.</ref>, aveva in effetti tracciato un irriverente ritratto di Cantimori che non poco aveva contribuito alle polemiche: "un erudito freddolosissimo, Delio Cantimori, nascosto nella sua camera-tana, dalla quale usciva soltanto avvolto in cappotti e coperte e sopraccappotti e sopracoperte: mi guardava con sopracciglia fosche e sospettosissime: in primo luogo perché ero un reazionario (votavo per Giuseppe Saragat) e poi perché non ero "un allievo diligente", visto che i suoi utopisti, prerivoluzionari, rivoluzionari e postrivoluzionari mi annoiavano indicibilmente (...) Il novanta per cento dei normalisti era stalinista: adoravano Cantimori perché era uno studioso serio (così si diceva allora, con una particolare genuflessione della voce): infatti, quand'era fascista aveva studiato ''seriamente'', dal 1930 al 1939, il nazionalsocialismo; e allora (passati pochissimi anni) studiava con la stessa serietà, e un'emozione che giungeva fino a rossori, tremori e lacrime da vergine, i saggi storici di Palmiro Togliatti".
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