Differenze tra le versioni di "Adriano Prosperi"

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Nel libro ''[[Vittore Soranzo]] vescovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell'Italia del Cinquecento'', pubblicato da [[Laterza]] nel 2006, [[Massimo Firpo]] riprendeva e sviluppava alcune critiche già formulate in precedenza sulle teorie di Prosperi, accusandolo di aver attribuito un carattere troppo decisivo all'affermazione dei tribunali inquisitoriali e di averne sopravvalutato il peso nella storia italiana: "Il fascino del potere che emana da quei tribunali, la constatazione della loro pervasiva capacità di ritrovare "in ogni crisi storica del paese Italia antiche e nuove ragioni di egemonia", di adattarsi al mutare delle cose e dei tempi e di trovare sempre nuovi spazi di azione, hanno indotto Prosperi a ritenere fuori dubbio il fatto che "la Chiesa abbia vinto" (...) Il sottrarsi a quel fascino, tuttavia (...) costituisce il presupposto indispensabile per capire il prezzo di quella vittoria e recuperare anche nel presente le tradizioni intellettuali e civili che nel passato cercarono di contrastare quell' egemonia e le sue categorie fondanti, talora all' interno stesso dell' istituzione ecclesiastica, per indicare la strada verso acquisizioni irrinunciabili della nostra civiltà, quali la libertà del sapere, il primato della coscienza, la separazione tra Chiesa e Stato, il diritto al dissenso, la creazione di uno spazio pubblico di discussione e confronto"<ref>M. Firpo, ''Vittore Soranzo vecovo ed eretico. Riforma della Chiesa e Inquisizione nell'Italia del Cinquecento'', Laterza, Roma-Bari 2006, p. 512.</ref>. Sul ''Corriere della sera'' del 26 novembre 2006 lo storico [[Sergio Luzzatto]], in un lungo articolo, dava conto del libro, mettendone in risalto il rigore documentario, l'originalità dell'interpretazione e le critiche nei confronti di storici di diverse impostazioni <ref>Cfr. S. Luzzatto, [http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/26/Eresia_vescovo_co_9_061126047.shtml Eresia di un vescovo], "Corriere della Sera", 26 novembre 2006. </ref>, mentre il giornalista Antonio Cariotti si limitava a riportare le risolute frasi di Firpo contro le interpretazioni dei cattolici [[Hubert Jedin|Jedin]], [[Giuseppe Alberigo|Alberigo]] e [[Paolo Prodi|Prodi]] da un lato, e dei laici Prosperi e [[Alberto Asor Rosa|Asor Rosa]] dall'altro<ref>Cfr. A. Cariotti, [http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/26/Quelle_critiche_Alberigo_Paolo_Prodi_co_9_061126048.shtml Quelle critiche ad Alberigo e Prodi], "Corriere della Sera", 26 novembre 2008</ref>.
Prosperi dal canto suo, recensendo il volume di Firpo sul ''Sole 24 Ore'' del 3 novembredicembre 2006 <ref>Cfr. A. Prosperi, [http://www.nuovoprogetto.it/docs/soranzo_sole24ore.htm Eroe della Riforma mancata], "Il Sole 24 Ore", 3 novembredicembre 2006.</ref>, liquidò la proposta interpretativa di Firpo come una riproposizione del vetusto paradigma della "mancata Riforma" in Italia, e si difese dalle critiche in modo risoluto e stizzito: "Si capirà dunque lo stupore provato dallo scrivente quando si è trovato indicato come succube di una fascinazione dell'Inquisizione che non crede di avere mai avvertito. La verifica è facile: il libro a cui Firpo si riferisce — ''Tribunali della coscienza'' (Einaudi 1996) — cerca di analizzare e di capire le ragioni che permisero alla Chiesa cattolica del Cinquecento di vincere ma anche di convincere e di radicarsi stabilmente nella società italiana; un esito che la sola forza di un tribunale e di una polizia non poteva ottenere. Dunque se qualcuno ha subito la fascinazione dell'Inquisizione, quello non sono io".
 
=== L'''affaire'' del "corvo": controversie e lettere anonime ===
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