Vocazione: differenze tra le versioni

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Il significato del termine vocazione κλῆσις (klēsis)è precisato dall'aggettivo derivante dallo stesso verbo: ''chiamato'', κλητός (klētos). I cristiani sono "chiamati da Gesù Cristo" (lett. "i chiamati") ([[Lettera ai Romani|Romani]] 1:16), secondo il proponimento di Dio ([[Lettera ai Romani|Romani]] 8:28); sono "chiamati santi" (1:7), sia nel senso che sono consacrati a Dio dalla loro chiamata, sia in quello che sono chiamati a [[santificazione]], cfr. ''"alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati santi"'' ([[Prima lettera ai Corinzi|1 Corinzi]] 1:2). Al concetto di chiamati si associa quello di "eletti e fedeli" ([[Apocalisse]] 17:14; cfr. [[Seconda lettera di Pietro|2 Pietro]] 1:10). Il concetto di vocazione, infatti, è affine a quello di [[Predestinazione|elezione]]; mentre dal verbo stesso "chiamare", καλέω (kaleō), deriva ἐκκλησία (ekklēsia), [[chiesa]], l'assemblea convocata, l'assemblea dei chiamati e degli eletti. In questo termine l'espressione greca si ricongiunge a quella ebraica. L'ebraico non ha un termine equivalente a quello greco di vocazione, κλῆσις (klēsis), ma il sostantivo מקרא (miqrâ'), derivante dal verbo קרא (qârâ'), chiamare, designa la "convocazione" מקראי קדשׁ (miqra' qodesh) ([[Levitico]] 23:2), cioè la [[Chiesa]].
 
Vocazione è usato in modo leggermente diverso in due brani in cui [[Saulo di Tarso|Paolo]] si riferisce alla sua specifica vocazione a diventare [[apostolo]], cioè [[Lettera ai Romani|RoaniRomani]] 1:1 e [[Prima lettera ai Corinzi|Corinzi]] 1:1, "chiamato apostolo". Anche se manca il termine specifico, vi sono in tutta la [[Bibbia]] persone "chiamate" ad una determinata missione, in particolare quella di [[profeta]]. La Bibbia riporta dettagliatamente come particolari profeti hanno ricevuto la loro vocazione, ad esempio [[Isaia]] e [[Geremia]]. Troviamo, così, nel libro degli [[Atti degli apostoli]] il modo in cui lo stesso [[Saulo di Tarso|Paolo]] è stato chiamato da Dio e quali esperienze rivelatorie egli ha avuto. In ogni caso la vocazione ad essere [[apostolo]] non è tanto diversa dalla vocazione cristiana, perché per l'[[apostolo]] la sua missione è il suo modo di essere cristiano, ed egli non sarebbe nemmeno cristiano se non fosse apostolo: ''"Non sono libero? Non sono apostolo? Non ho veduto Gesù, il nostro Signore? Non siete voi l'opera mia nel Signore?"'' ([[Prima lettera ai Corinzi|1 Corinzi]] 9:1).
 
In un brano isolato il significato di vocazione si estende alle circostanze in cui ognuno è stato chiamato: ''"Ognuno rimanga nella condizione'' (lett. vocazione) ''in cui era quando fu chiamato"'' ([[Prima lettera ai Corinzi|1 Corinzi]] 7:20). Egli intende qui che le varie condizioni umane (matrimonio, [[celibato]], libertà, [[schiavitù]], [[circoncisione]], incirconcisione) sono prive di importanza in raffronto con la condizione nuova, più elevata, in cui il credente è stato "trasferito" dalla chiamata divina. L'apostolo qui relativizza questa "vocazione"), perde la sua importanza intrinseca. Non occorre che sia cambiata, perché il Signore può e vuole essere servito nell'ambito di qualsiasi legittima condizione in cui ci si trovi
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