Differenze tra le versioni di "Brancaleone degli Andalò"

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Appartenne ad una nobile famiglia [[ghibellini|ghibellina]] [[Bologna|bolognese]], nella quale diversi membri erano stati [[podestà]], e che di questa attività avevano fatto quasi una professione.
 
Con questo incarico fu inviato a [[Roma]] - su richiesta del Comune che intendeva darsi propri ordinamenti, e soprattutto sottrarsi all'anarchia violenta dei baroni - dal Consiglio della sua città nel [[1252]]. Qui fu nominato senatore per un triennio, accettando la carica a patto di ricevere, a garanzia della propria incolumità e indipendenza, alcuni membri di famiglie baronali romane, da trasferire a Bologna fino al [[1255]].
Il successore, [[Alessandro IV]], era nipote di [[Gregorio IX]] e personalmente legato ai baroni romani, tramite gli [[Annibaldi]] e in particolare [[Riccardo Annibaldi]], anche da parentela. Il conflitto con il Senatore di Roma, la cui missione era appunto quella di arginare e possibilmente abbattere il prepotere baronale, e che per questo era stato anche nominato [[Capitano del Popolo]], carica a Roma ancora inusitata e invece sempre più frequente nelle città municipali, era inevitabile; divenne durissimo, poi, quando il Senatore, fermamente intenzionato a garantire a Roma principi elementari di garanzia dell'ordine pubblico contro le prepotenze baronali, e ad introdurvi principi di governo popolare come la presenza di borghesi rappresentanti delle Arti e dei Rioni nel Consiglio cittadino, nel maggio 1255 accusò Oddone [[Colonna]] come "ribelle dell'Urbe" e fu per questo assalito in Campidoglio. Se la cavò, lì per lì, ma in novembre fu nuovamente aggredito, e stavolta catturato e imprigionato per alcuni mesi nel castello di [[Passerano]]. Alla fine il papa lo fece liberare in cambio degli ostaggi ancora trattenuti a Bologna.
 
Nella primavera successiva tuttavia Roma assisteva ad un'altra sommossa contro gli [[Annibaldi]] e il nuovo Senatore imposto dai nobili, un Maggi [[brescia]]no che veniva deposto e ucciso nel maggio 1257. Brancaleone degli Andalò tornò così a Roma, richiamato dal Comune, a continuare il suo lavoro: fece impiccare due Annibaldi, distruggere un centinaio di torri baronali, avviare una trattativa con [[Manfredi]] alla ricerca di una più forte impronta ghibellina nella politica estera; queste misure molto energiche suggerirono al papa di ritirarsi prima a [[Viterbo]] e poi ad [[Anagni]].
 
Il Senatore morì nell'estate del [[1258]] - durante una missione a [[Tarquinia|Corneto]] per assicurare a Roma il rifornimento di grano - forse di veleno, forse, più banalmente, di malaria.
*''Il senatorato di Brancaleone degli Andalò'', in [[Ludovico Gatto]], ''Storia di Roma nel Medioevo'', Newton Compton 2000, pag. 399-416.
*[http://books.google.it/books?id=uQFAAAAAcAAJ&printsec=frontcover#v=onepage&q&f=false Francesco Antonio Vitale, ''Storia diplomatica de' senatori di Roma: dalla decadenza dell'Imperio romano fino a' nostri tempi'', Roma 1791], pag. 111-124.
 
==Voci correlate==
*[[Cola di Rienzo]]
*[[Comune medievale]]
 
==Collegamenti esterni==
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