Differenze tra le versioni di "Giurisdizionalismo"

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{{F|diritto|novembre 2012}}
Il '''giurisdizionalismo''' è una particolare politica ecclesiastica volta ad estendere la giurisdizione e il controllo dello Stato sulla vita e sull'organizzazione delle Chiese, cioè di quella specie di struttura giuridica parallela rappresentata dai diritti e dai privilegi ecclesiastici.
 
Più nello specifico si può anche definire come corrente di pensiero ed atteggiamento politico, sviluppatisi soprattutto nel [[XVIII secolo]], miranti ad affermare l'autorità della giurisdizione laica su quella ecclesiastica. Strumenti fondamentali del giurisdizionalismo (detto anche "regalismo") erano i ''placet'' e l'''exequatur'', con i quali lo Stato concedeva o negava la pubblicazione e l'attuazione delle disposizioni papali e di quelle delle autorità ecclesiastiche nazionali, e la ''nomina ai benefici'', con la quale si controllava le designazioni alle cariche ecclesiastiche.
Oltre a questi strumenti di controllo, il giurisdizionalismo contemplò anche interventi diretti dello Stato nella vita della Chiesa, su materie quali l'età ed i motivi delle monacazioni, l'utilità dei conventi e ordini religiosi contemplativi (che vennero in gran numero soppressi), il numero delle festività religiose, i privilegi e le immunità del clero, la formazione dei sacerdoti.
 
== Storia ==
Tale politica si sviluppò attorno al '700 e fu perseguita soprattutto da alcuni dei cosiddetti "sovrani illuminati", come [[Maria Teresa d'Asburgo|Maria Teresa]], [[Giuseppe II d'Asburgo]] e altri, anche sulla spinta di quanto era avvenuto precedentemente nell'Europa settentrionale in seguito alla [[Riforma protestante]], di cui questi sovrani non condividevano la dottrina ma di certo le motivazioni.
 
Tale politica mirava a combattere il [[diritto d'asilo]], cioè il riconoscimento dell'immunità a quelli che si rifugiavano in un convento, o il diritto che riservava ai tribunali ecclesiastici il potere di giudicare i reati nei quali fossero implicati dei religiosi, o i privilegi fiscali del clero. Il giurisdizionalismo, che in parte anticipò l'Illuminismo e in parte si sviluppò parallelamente ad esso, mise in discussione il [[Tribunale dell'Inquisizione]], il tradizionale monopolio della Chiesa sull'istruzione o sulla censura libraria e, soprattutto, ridusse considerevolmente l'importanza nell'ambito statale del [[Diritto canonico]], fino ad allora legge universale per gli stati cattolici.
Di particolare importanza fu l'introduzione del ''placet regio'' e dell' ''exequatur'', con cui l'autorità statale si riservava il diritto di approvare i provvedimenti della Chiesa e in particolare il conferimento dei benefici ecclesiastici vacanti.
Si cercò anche di limitare la cosiddetta ''manomorta'', cioè il complesso dei beni posseduti dalla Chiesa e dalle corporazioni religiose; vennero riformati o soppressi alcuni ordini religiosi; si cercò di ridurre le intromissioni delle autorità ecclesiastiche in ambito temporale; si limitò considerevolmente il privilegio del foro, concedendo ai sudditi di appellarsi al sovrano in caso di sentenze e giudizi ecclesiastici.
*[[Anticurialismo]]
*[[Poteri universali]]
 
*[[Giurisdizionalisti]]
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[[Categoria:Teorie politiche]]
 
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