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Le forze schierate da Cesare erano così disposte: la [[legio X (Cesare)|legione X]] all'ala destra sotto il comando di [[Publio Cornelio Silla]], le legioni [[legio VIII (Cesare)|VIII]] e [[legio VIIII (Cesare)|VIIII]] (queste ultime due con numero di effettivi dimezzati) all'ala sinistra sotto il comando di [[Marco Antonio]]; al centro le restanti cinque legioni, tra cui la [[legio XI (Cesare)|legio XI]] e la [[legio XII (Cesare)|legio XII]]<ref name="Cesare_34"/><ref>Parker, op.cit., p.62</ref> (agli ordini di [[Gneo Domizio Calvino]]) per un totale di ottanta coorti; oltre a due/sette coorti a guardia del campo,<ref name="Appiano_75"/> per un totale di 22.000 fanti e 1.000 cavalieri.<ref name="Cesare_89"/>
 
E tutto andò secondo il disegno di Cesare: Pompeo schierò la sua fanteria pesante in formazione allargata per impressionare il nemico, e, non appena iniziò la battaglia, Labieno mosse la sua cavalleria all'attacco del lato destro, mentre Pompeo impegnò al centro il grosso della fanteria di Cesare guidato da Marco Antonio attaccò il centro dello schieramento nemico, rimasto, per ordine di Pompeo, fermo ad aspettare la carica nemica (tale disposizione venne considerata come un grosso errore di Pompeo da parte di Cesare).<ref name="Plutarco" /> Quando la cavalleria di Labieno venne a contatto con l'ala destra dell'esercito di Cesare, questi fece muovere la riserva e stringere i cavalieri avversari in una tenaglia: l'unica possibilità di salvezza per Labieno e i suoi fu la ritirata. La riserva di Cesare, composta da 6 coorti, su ordine del generale scagliava i ''[[pilum|pila]]'' contro i volti dei nemici, sebbene ciò non fosse in uso allora, cercando di colpirne gli occhi che gli elmi lasciavano scoperti. Ciò perché Cesare sapeva che i cavalieri di Pompeo, giovani e non avvezzi alla guerra, avrebbero temuto di essere sfregiati orribilmente in volto, e fu anche questo motivo della loro ritirata.<ref name="Plutarco" >{{cita libro|autore=Plutarco|titolo=Le vite parallele|volume=Gaio Giulio Cesare|capitolo=XLV}}</ref> Sentendosi sicuro sul lato più debole, Marco Antonio fece avanzare all'attacco i propri fanti, mentre il grosso dell'esercito di Pompeo, vedendo sconfitti e in ritirata i cavalieri su cui erano riposte le speranze di vittoria, cedette terreno demoralizzato.
 
Con la ritirata di Labieno e la perdita di due fronti su tre, Pompeo considerò perduta la battaglia e si ritirò insieme a tutto lo stato maggiore. In questo modo salvò la sua vita e quella di tutti i suoi ufficiali (tranne Lucio Domizio [[Enobarbo]]), ma perse quella di 15&nbsp;000 soldati, mentre le perdite di Cesare ammontarono in tutto ad appena duecento uomini.