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Sempre nel 1929, in collaborazione con [[Adalberto Libera]] con lo studio del geometra Elvio Laitempergher di Bolzano, partecipò vincendolo ex aequo, al "Concorso per il [[piano regolatore]] di [[Bolzano]]" con un progetto centrato sulla realizzazione di zone fra loro correlate da un impianto viario radiale secondo un modello ispirato al di poco precedente piano per [[Amsterdam]]. La proposta di pianificazione urbanistica prevedeva anche la costruzione di un terzo ponte sul torrente [[Talvera]] all'altezza del Guncina (ponte Dolomiti) per conformare un ''continuum'' delle zone a verde dei quartieri di Gries e S.Pietro-S.Osvaldo. L'intervento progettuale è sintesi del ''fare razionalista'' (suddivisione in zone specializzate in residenza, lavoro, svago, servizi correlate da un impianto viario differenziato) e di quello ''organico'' (salvaguardia del ''continuum'', aperto alle zone verdi).
 
Il progetto per Bolzano fece da preludio al suo impegno nel settore urbanistico che lo portò a rappresentare la cultura architettonica italiana nei congressi internazionali del [[CIAM]] e ad essere parte attiva, nel 1933, alla stesura della [[Carta di Atene (CIAM)|Carta di Atene]], affermazione del ''credo razionalista'' in urbanistica.
 
Momento determinante per la carriera professionale fu l'incontro con [[Adriano Olivetti]] che gli affidò l'incarico di realizzare nel [[1934]] le Officine di Ivrea, nel [[1940]] la mensa aziendale, nel [[1941]] l'asilo nido, nel [[1942]] le Case per gli impiegati. Tutti lavori improntati ''al fare razionalista,'' caratterizzati da un esercizio di stile di rigore sintattico con ricorso ad un vocabolario ridottissimo, limitato e sintetico, per una ''poetica'' priva di aggettivi con l'attenzione tutta puntata sugli schemi spaziali, sull'uso di materiali poveri, sul rifiuto della decorazione.
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