Differenze tra le versioni di "Metodo storico-critico"

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Per avvicinarsi al primitivo testo e carpire il senso originale, gli esperti hanno escogitato una serie di modelli interpretativi che, qui, vengono elencati e sommariamente descritti ispirandosi ad un “manuale” assai stimato tra gli intenditori.<ref>JOHN PAUL MEIER, A Marginal Jew: Rethinking the Historical Jesus. The Roots of the Problem and the Person, I, Doubleday, New York 1991, p. 157-182</ref> dal quale sono presi anche gli esempi riportati.
 
* '''Criterio dell’imbarazzo''' ([[Edward Schillebeeckx]]) o della contraddizione (B.F. Meyer)
 
''difficilmente la [[Chiesa]] primitiva avrebbe concepito e messo per iscritto circostanze meno, anche solo apparentemente, onorevoli per i propri epigoni e le loro azioni. Esempio, il [[Battesimo di Gesù]] da parte di [[Giovanni Battista]], il quale potrebbe far pensare ad una certa sudditanza del primo rispetto al secondo; o il rinnegamento dell’[[apostolo Pietro]], che non esalta certo il principale artefice della Chiesa”;
 
* '''Criterio della discontinuità'''
 
''ha relazione con informazioni che contrastano con il dichiarato scopo dell’autore. Esempio, difficilmente la Chiesa primitiva avrebbe inventato la proibizione del [[giuramento]] o il [[ripudio]] perché contrastano con le norme religiose e la pratica dell’epoca”;
 
* '''Criterio dei molti testimoni'''
 
''difficilmente un detto riportato da diversi autori in diverse circostanze può essere frutto di molteplice e indipendente aggiunta. Esempio, la [[nascita di Gesù]] in [[Betlemme]] (variamente affermato in Matteo, Luca e Giovanni) e il racconto della istituzione eucaristica dell’[[Ultima Cena]] (raccontata dai [[Vangeli sinottici]] e dalla 1Corinti)”;
 
* '''Criterio della coerenza'''
 
''un detto o una circostanza sono tanto più storicamente verosimili quanto più essi sono confacenti con i dati preliminari. Esempio, la nascita di Cristo nell’occasione del censimento “su tutta la terra” (Luca 2,1) di [[Cesare Augusto]] circa gli ultimi anni del regno de [[Erode il Grande]] (†[[4 a.C.]].) è coerente con le informazioni del tempo che datano un censimento negli anni [[8 a.C]].
 
* '''Criterio del rifiuto'''
 
''Gesù finisce, violentemente e conflittualmente, il suo ministero religioso poiché egli si mise contro la società e i capi religiosi del suo tempo. Questo criterio può essere considerato una variante del criterio della discontinuità”;
 
* '''Criterio delle tracce aramaiche''' ([[Joachim Jeremias]])
 
''una frase o una parola che riecheggiano parole o strutture linguistiche [[Lingua aramaica|aramaiche]], cioè conformi al vissuto contenuto negli eventi raccontati, hanno più alto grado di probabilità di dato originale che non di personale elaborazione degli autori o di aggiunta posteriore. Esempio, i [[semitismo|semitismi]] dello stile del [[Vangelo di Marco]] o i detti aramaici in esso contenuti”;
 
* '''Criterio dell’ambiente palestinese'''
 
''sostanzialmente simile a quello precedente e a quello della coerenza, esso afferma la storicità delle fonti che trasmettono usi e tradizioni sociali, giuridiche, economiche, commerciali, culturali della [[Palestina]] del primo secolo”;
 
* '''Criterio della vivacità del racconto'''
 
''la presenza di trascurabili dettagli nel racconto difficilmente possono provenire da, se si può dire, inutile intraprendenza di un ”aggiuntatore”, ed è probabile che abbiano un fondamento storico”;
 
* '''Criterio dell’amplificazione, specie nei sinottici ([[Rudolf Bultmann]])”;
 
• '''Criterio dell’amplificazione, specie nei sinottici ([[Rudolf Bultmann]])”;
''a volte, in antitesi e parzialmente contro il precedente, questo criterio suppone che nel prosieguo del tempo il racconto orale o scritto si sia precisato con particolari e amplificazioni, per cui il testo originale potrebbe essere stato più “sobrio”. Esempio, i “molti” ammalati risanati da Gesù secondo Marco 1,34 potrebbero essere diventati i “tutti” di Matteo Mt 8,16”;
 
* '''Criterio della supposizione storica''' ([[John J. McEleney]])
 
''partendo dal principio che i racconti originali sono stati redatti da testimoni degli eventi, questo criterio afferma che ha l’onere della prova, per rifiutare una informazione da essi attestata, spetta al critico: “in dubio pro traditio” (nel dubbio prevale la tradizione). Questo criterio coincide con quello della [[falsificabilità]], basilare nella scienza contemporanea: una teoria (basata sul sentire comune, su comuni ragionamenti o esperimenti) resta valida fino a quando viene ‘falsificata’ da una nuova ipotesi più fondata”;
Oltre questi, abbastanza comuni, vigono anche altri criteri provenienti dalla [[epistemologia]] e dalla [[logica]], utili e necessari nell’ esegesi. Eccone alcuni:
 
* '''Criterio del valore delle fonti'''
 
''le informazioni e le ipotesi devono fondarsi su precisi dati storici e non essere senza fondamento o su ipotesi senza addentellati storici”;
 
* '''Criterio della antichità delle fonti'''
 
''più una fonte è antica, e quindi vicina agli eventi raccontati, più è verosimile che le informazioni siano fedeli e storicamente fondate, particolarmente quando sono in contrasto con fonti posteriori”;
 
* '''Criterio della variante più difficile''' (lectio difficilior)
 
''quando le fonti testuali presentano diverse varianti, relativamente ad un testo, si deve preferire “la più difficile”. Questo criterio in parte si sovrappone al “criterio dell’imbarazzo”. Esempio, in Marco 1,41 alcuni manoscritti riportano che Gesù “si incollerì”<ref>Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e disse: Lo voglio, sii purificato!”(Nuova versione ufficiale della [[Conferena Episcopale Italian]])</ref> di fronte alla richiesta del lebbroso, mentre nella maggior parte dei codici si dice che “si commosse”: difficilmente la seconda variante poté trasformarsi nella prima, mentre è verosimile il contrario”;
 
* '''Criterio della variante più corta''' (lectio brevior)
 
''questo criterio coincide con quello “della amplificazione” applicato alla pluralità delle fonti: è più verosimile, fra due testi in contrasto, che quello più ampio sia una amplificazione di quello più breve che non il contrario (il primo decurtazione del secondo)”;
 
* '''Criterio sinottico'''
 
''quando fonti parallele descrivono persone o situazioni, può accadere, qualche volta, che sia possibile dedurre aspetti non emergenti da una fonte sola. Esempio, il “[[Sila (apostolo)))|Silvano]] citato nelle lettere di [[Paolo di Tarso|san Paolo]] e [[Pietro apostolo|san Pietro]] sia la stessa persona, denominata ‘Silas’, degli [[Atti degli Apostoli]]: questo criterio allora arricchisce la parziale informazione dell’altra fonte”;
 
* '''Criterio economico'''
 
''si tratta dell’applicazione del cosiddetto ''[[Rasoio di Okkam]]'', di cui una formulazione recita “entia non sunt multiplicanda sine necessitate” (gli enti non sono da moltiplicare senza necessità). Come il criterio della falsificabilità, esso rappresenta uno dei fondamentali principi del sapere scientifico moderno: nella ricerca di nuove teorie esplicative gli scienziati devono mirare a modelli semplici e chiari rifiutando gli elementi inutili e senza fondamento... Praticamente, questo criterio dell’economia collima parzialmente con il criterio sinottico quando si tratta di persone con caratteristiche coincidenti”;
 
* '''Argomento del silenzio''' (argumentum ex silentio)
 
''dal punto di vista della logica questo criterio si presenta come tendenza all’errore quando si deduce da premesse inesistenti. Tuttavia, il giudizio dedotto dal silenzio può essere utile, nonostante la mancanza di certezza, quando è usato assieme ai criteri sinottico ed economico”;
== Storia e atteggiamento delle chiese cristiane di fronte ai nuovi criteri nell’esegesi ==
I diversi principi del metodo storico-critico, fin dal [[1700]] furono pensati, esaminati e applicati principalmente dai [[Protestantesimo|protestanti]], i quali, spronati dal principio della [[sola scriptura]], si sentirono nella necessità di dedicarsi allo studio della formazione e interpretazione della Bibbia; furono anche sollecitati dalle ricerche, spesso confluenti nell’[[agnosticismo]], degli ambienti [[illuminismo|illuministici]]. Per decenni, i risultati dell’applicazione del metodo storico-critico, nell’ambito della ricerca del [[Gesù storico]], furono sinonimo di banalizzazione e destoricizzazione dei contenuti biblici. Tutto questo spinse anche la cultura cattolica a prendere a cuore il nuovo metodo, che in origine veniva guardato con sospetto.
 
In seguito gli ambienti della [[Chiesa cattolica]], specialmente dopo la creazione della [[Pontificia Commissione Biblica]] ([[1902]]), cominciarono ad indicare nel metodo storico-critico un alleato per la comprensione della Bibbia come conferma della fede professata. Nella sua enciclica [[Providentissimus Deus]] (Dio totalmente Provvidente) (primo di novembre [[1893]]) papa [[Leone XIII]] spinse l’ambiente della docenza cattolica ad essere “più dotti e provveduti” nello studio della Bibbia.
 
Il [[Concilio Vaticano II]] ha riaffermato che lo studio della Bibbia è l’anima della [[teologia]] e riferendosi al tema dei nuovi metodi di approccio alla Bibbia, dice esplicitamente nella [[De Verbum]] (Parola di Dio):
 
<small> 12. “Poiché Dio nella sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera umana (22), l'interprete della sacra Scrittura, per capire bene ciò che egli ha voluto comunicarci, deve ricercare con attenzione che cosa gli agiografi abbiano veramente voluto dire e a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole.
Per ricavare l'intenzione degli agiografi, si deve tener conto fra l'altro anche dei generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa in testi in vario modo storici, o profetici, o poetici, o anche in altri generi di espressione. È necessario adunque che l'interprete ricerchi il senso che l'agiografo in determinate circostanze, secondo la condizione del suo tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso, intendeva esprimere ed ha di fatto espresso (23). Per comprendere infatti in maniera esatta ciò che l'autore sacro volle asserire nello scrivere, si deve far debita attenzione sia agli abituali e originali modi di sentire, di esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell'agiografo, sia a quelli che nei vari luoghi erano allora in uso nei rapporti umani (24)”.<ref>[http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651118_dei-verbum_it.html Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione - Dei Verbum]</ref></small>
 
Per di più, il documento avanza una lista di metodologie proposte negli ultimi tempi: “accesso” retorico con analisi del racconto, “accesso” [[semeiotica|semeiotico]], “accesso” canonico, “accesso” secondo le tradizioni giudaiche, “accesso” attraverso i risultati prodotti dal testo, ”accesso” sociologico, “accesso” psicologico-psicanalitico, “accesso” della liberazione, “accesso” femminista ecc. E conclude con l’affermazione che “lo stesso autore dei testi biblici richiede che, per comprenderli, si ricorra all’uso del metodo storico-critico, almeno nelle loro parti essenziali”.
 
Un giudizio positivo verso il metodo storico-critico viene espresso anche da [[BenEdetto XVI]] nella sua opera “[[Gesù di Nazaret (libro)|Gesù di Nazareth. Dal battesimo alla Trasfigurazione]]” ([http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/-Ges-di-Nazareth-Dal-Battesimo-alla-Trasfigurazione-/D355041.html PAPA RATZINGER FORUM - «Gesù di Nazareth. Dal Battesimo alla Trasfigurazione»]) ([[2007]]). Avendo constatato che i risultati di questa critica sono nebulosi, e contraddittori fra loro e frutto della proiezione delle idee dei ricercatori, egli afferma: “La storia del metodo storico – proprio per l’intrinseca natura della teologia e della fede -
è e rimane una dimensione irrinunciabile del lavoro esegetico”. (pagina 11 dell’edizione italiana); “esso è una delle dimensioni fondamentali dell’esegesi, ma non esaurisce il compito dell’interpretazione per chi nei testi biblici vede l’unica ‘Sacra Scrittura” e la crede ispirata da Dio (pagina 12); “Il metodo storico-critico dovrà necessariamente risalire all’origine dei singoli testi e quindi collocarli dapprima nel loro passato per poi completare questo viaggio a ritroso con un movimento in avanti seguendo la formazione delle unità del testo”. (pagina13).
 
*[[Gesù storico]]
*[[Pontificia Commissione Biblica]]
*[[Gesù di Nazaret (libro)|Gesù di Nazareth. Dal battesimo alla Trasfigurazione]]
 
== Collegamenti esterni ==
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