Differenze tra le versioni di "Museo civico dei fossili di Besano"

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Purtroppo la collezione di fossili di Besano, portati alla luce nel corso di tutto l’ ‘800 fino alla [[seconda guerra mondiale]] e custoditi presso il Museo di Storia Naturale di Milano, fu quasi completamente distrutta a causa di bombardamenti durante il corso della grande guerra.
 
A partire dal [[1924]] l’[[Università di Zurigo]] iniziò al Monte San Giorgio una serie di scavi negli scisti bituminosi della formazione di Besano e in alcuni livelli del sovrastante Calcare di Meride. In Italia un primo scavo fu aperto in località Rio Ponticelli nel 1975. Nel 1985 si aprì un nuovo scavo in località Besano-Sasso Caldo.
 
==Il territorio==
 
=== La formazione di Besano: l'età ===
Nel corso dell’800 si è a lungo dibattuto sull’età della formazione di Besano. Poiché non si conoscevano ancora i metodi di datazione assoluta, l’età si calcolava utilizzando i fossili: così la storia della terra è stata divisa in ere, periodi, piani e unità ancora più piccole. Conoscendo la successione delle diverse specie fossili nel tempo, si è arrivati a stabilire una cronologia relativa: grazie ai diversi fossili in essa contenuti la formazione di Besano è stata datata all’Era Mesozoica, periodo Triassico medio. L’analisi degli isotopi radioattivi contenuti nelle ceneri vulcaniche, provenienti dai vulcani attivi circostanti nel triassico, ha fornito un’età compresa tra 238 e 242 milioni di anni.
 
Le rocce più antiche che affiorano a Besano sono costituite dal cosiddetto “granofiro di [[Cuasso al Monte]]”, roccia molto utilizzata come pietra ornamentale o da costruzione. Questo tipo di roccia risale all'[[Era Paleozoica]] (periodo [[Permiano]], oltre 250 milioni di anni fa).
 
Nel Triassico medio si formò in quest’area un bacino marino il cui fondale era privo di vita a causa della mancanza di ossigeno. L’antico fango del fondale, ormai divenuto roccia, racchiude i fossili perfettamente conservati. È necessario però un attento lavoro di scavo e una lunga preparazione in laboratorio.
 
=== I conodonti e i pesci ===
I [[conodonti]] sono degli organismi estinti, solo di recente attribuiti ai vertebrati.
I conodonti sono un gruppo estinto di organismi diffusi dal [[Cambriano]] al Triassico. Alcuni recenti ritrovamenti eccezionali di esemplari fossili con tracce delle parti molli hanno permesso di classificarli all’interno dei vertebrati.
 
I pesci rappresentano una componente molto importante della fauna di Besano.
Sono presenti sia i pesci cartilaginei (i [[condritti]]), rappresentati dagli squali e le razze, che i pesci ossei (gli [[osteitti]]), che comprendono attualmente il più grande gruppo di vertebrati. l fossili di Besano, sono fondamentali per comprendere e seguire l’evoluzione del gruppo dei pesci in un momento particolarmente importante per la loro evoluzione. Nelle vetrine del Museo sono esposte alcune delle forme più rappresentative o comuni trovate nell’area di Besano allo scopo di dare un’ ideaun’idea della composizione della fauna.
 
I pesci cartilaginei sono rappresentati da cinque generi di squali primitivi. I resti di questi animali sono rappresentati principalmente dai denti e da spine che in vita erano poste davanti alle pinne dorsali.
[[File:Semionotus balsami.JPG|thumb|230px|right|Fossile di ''[[Semionotus]] balsami'', un pesce osseo primitivo.]]
Gli osteitti sono presenti sia con i [[sarcotterigi]] che con gli [[attinotterigi]], i quali rappresentano le forme più comuni.
Ai sarcotterigi appartengono i [[Coelacanthiformes|celacantidi]], che sopravvivono ancora oggi, sostanzialmente immutati, con il genere ''[[Latimeria]]''. A Besano questo gruppo è rappresentato da due generi, ''[[Ticinepomis]]'' e ''[[Holophagus]]''. La maggior parte dei fossili è costituita da resti frammentari, scaglie o ossa disarticolate.
 
Il [[besanosauro]] costituisce il ritrovamento più spettacolare finora avvenuto negli Scisti Bituminosi; è conosciuto grazie a uno scheletro completo lungo 580 cm scoperto nel [[1993]]. È un esemplare femmina, dotato di un muso affusolato provvisto di denti di piccole dimensioni. Doveva essere presumibilmente un [[ittiosauro]] adatto a nuotare con brevi e improvvisi scatti, grazie alla spinta delle pinne grandi e affusolate. Non possedeva una pinna dorsale e la coda non presentava la tipica forma bilobata degli ittiosauri più evoluti.
 
Oltre al besanosauro sono stati ritrovati numerosi altri resti fossili di rettili. I più abbondanti sono gli esemplari di ''[[Mixosaurus]]'' (un piccolo ittiosauro lungo circa un metro) e i [[pachipleurosauri]] (''[[Neusticosaurus]]'', ''[[Serpianosaurus]]''), piccoli rettili acquatici dal collo lungo. La caratteristica principale di questi ultimi era data da un insolito ispessimento delle costole, probabilmente connesso con il loro stile di vita marino.
 
Gli animali più grandi erano i [[notosauri]] (''[[Lariosaurus]]'', ''[[Nothosaurus]]'', ''[[Ceresiosaurus]]''), predatori marini al vertice della catena alimentare; il grande ''Nothosaurus'', lungo quasi 4 metri, è stato rinvenuto solo sul versante svizzero, mentre i resti di ''Ceresiosaurus'' e ''Lariosaurus'' sono stati rinvenuti anche a Besano; ''Lariosaurus'', in particolare, è stato rinvenuto anche in altre località italiane e potrebbe rappresentare il più recente fra i notosauri di Besano.
[[File:Tanystropheus longobardicus.JPG|thumb|250px|right|Fossile di ''[[Tanystropheus]] longobardicus'', un bizzarro rettile caratterizzato dal collo lungo e rigido.]]
In acqua viveva anche il bizzarro [[tanistrofeo]], fornito di un collo lunghissimo che gli è valso il nome di "rettile giraffa"; il collo era tenuto rigido tramite vertebre e costole cervicali estremamente allungate che impedivano all'animale di ripiegarlo; ancora oggi gli scienziati si interrogano sullo stile di vita di questo rettile.
 
Tra gli altri rettili marini sono da ricordare i [[placodonti]] (''[[Cyamodus]]'' e ''[[Paraplacodus]]''), dotati di grandi denti palatali a forma di piastre, utilizzati per rompere i gusci duri dei molluschi; ''Paraplacodus'' era caratterizzato anche da denti anteriori allungati e proiettati in avanti, mentre ''Cyamodus'' era dotato di una corazza che lo faceva assomigliare a una tartaruga. Erano presenti anche i [[talattosauri]], dall'aspetto simile a quello di lucertole dal corpo slanciato e dalle zampe corte: il grande ''[[Askeptosaurus]]'' era sicuramente un predone, mentre i piccoli ''[[Hescheleria]]'' e ''[[Clarazia]]'' si cibavano probabilmente di molluschi di fondale.
 
Un altro animale enigmatico è ''[[Eusaurosphargis]]'', forse simile a ''[[Helveticosaurus]]'' (rinvenuto solo sul versante svizzero): questi due rettili potrebbero essere stati vagamente simili alle odierne iguane marine, ma i resti fossili sono molto incompleti (soprattutto per quanto riguarda ''Eusaurosphargis''). Gli unici rettili terrestri rinvenuti finora nel giacimento di Besano sono ''[[Ticinosuchus]]'', un grande predatore simile ai coccodrilli, appartenente ai [[rauisuchi]], e ''[[Macrocnemus]]'', un animale simile a una grossa lucertola dalle lunghe zampe e dal lungo collo, strettamente imparentato con lo strano tanistrofeo.
 
===L'ospite: il saltriosauro===
Non lontano da Besano è stato rinvenuto uno scheletro molto incompleto di un [[dinosauro]] carnivoro, il più grande mai ritrovato in Italia: il [[Saltriosaurus|Saltriosauro]]. La formazione di [[Saltrio]] è composta da rocce ricche di frammenti fossili dell'inizio del periodo [[Giurassico]], circa 200 milioni di anni fa.
 
L'esemplare doveva essere lungo circa 8 metri e alto 4, ed è forse il più antico rappresentante dei [[tetanuri]], un gruppo di dinosauri carnivori di cui fanno parte anche i famosi ''[[Tyrannosaurus rex]]'', ''[[Velociraptor]]'' e gli [[uccelli]] odierni.
 
La scoperta del saltriosauro è importante anche per un altro motivo: fino a pochi anni fa si pensava che l'antico ambiente giurassico lombardo fosse principalmente un paesaggio marino nel quale erano immerse piccole isole simili agli odierni atolli tropicali. La presenza di dinosauri carnivori lunghi otto metri, però, è difficile da immaginare su piccole isole: le faune insulari solitamente hanno predatori di piccola taglia. La scoperta del Saltriosauro indica che in Italia settentrionale vi erano aree continentali ben più vaste di quanto si pensasse. Il saltriosauro, dopo la scoperta avvenuta nel [[1996]], è stato studiato dal paleontologo [[Cristiano Dal Sasso]] nel 2000 ma è ancora in attesa di una descrizione formale.
 
==Collegamenti esterni==
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