Differenze tra le versioni di "Brancaleone degli Andalò"

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[[Innocenzo IV]], papa all'epoca, si era fermato a [[Perugia]], che considerava più sicura, di ritorno dal [[concilio di Lione]]. Il Senatore lo sollecitò energicamente a tornare a Roma, e in effetti il papa rientrò nell'Urbe il 6 ottobre 1253, ma non vi rimase a lungo, spostandosi ad Anagni e poi a Napoli per gestire la complicata vicenda della successione di [[Federico II]], dove morì il 7 dicembre 1254.
 
Il successore, [[Alessandro IV]], era nipote di [[Gregorio IX]] e personalmente legato ai baroni romani, tramite gli [[Annibaldi]] e in particolare [[Riccardo Annibaldi]], anche da parentela. Il conflitto con il Senatore di Roma, la cui missione era appunto quella di arginare e possibilmente abbattere il prepotere baronale, e che per questo era stato anche nominato [[Capitano del Popolo]], carica a Roma ancora inusitata e invece sempre più frequente nelle città municipali, era inevitabile; divenne durissimo, poi, quando il Senatore, fermamente intenzionato a garantire a Roma principi elementari di garanzia dell'ordine pubblico contro le prepotenze baronali, e ad introdurvi principi di governo popolare come la presenza di borghesi rappresentanti delle Arti e dei Rioni nel Consiglio cittadino, nel maggio 1255 accusò Oddone [[Colonna (famiglia)|Oddone Colonna]] come "ribelle dell'Urbe" e fu per questo assalito in Campidoglio. Se la cavò, lì per lì, ma in novembre fu nuovamente aggredito, e stavolta catturato e imprigionato per alcuni mesi nel castello di [[Passerano]]. Alla fine il papa lo fece liberare in cambio degli ostaggi ancora trattenuti a Bologna.
 
Nella primavera successiva tuttavia Roma assisteva ad un'altra sommossa contro gli [[Annibaldi]] e il nuovo Senatore imposto dai nobili, un Maggi [[brescia]]no che veniva deposto e ucciso nel maggio 1257. Brancaleone degli Andalò tornò così a Roma, richiamato dal Comune, a continuare il suo lavoro: fece impiccare due Annibaldi, distruggere un centinaio di torri baronali, avviare una trattativa con [[Manfredi]] alla ricerca di una più forte impronta ghibellina nella politica estera; queste misure molto energiche suggerirono al papa di ritirarsi prima a [[Viterbo]] e poi ad [[Anagni]].
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