Differenze tra le versioni di "Monumento equestre a Giovanni Acuto"

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Il grande affresco mostra un monumento equestre ispirato vagamente alla [[statua di Marco Aurelio]] di [[Roma]], punto di riferimento per tutte le [[statua equestre|statue equestri]] rinascimentali, soprattutto prima che [[Donatello]] e [[Andrea del Verrocchio]] riportassero in auge le tecniche necessarie per ricominciare a costruire veri e propri monumenti equestri.
 
L'opera è eseguita a monocromo (o verdeterra), per dare l'impressione di una statua bronzea. Mostra il condottiero, col bastone del comando, su un cavallo che tiene con le briglie e la sella, elementi della cavalcatura moderna che rivelano l'aggiornamento rispetto ai modelli offerti dalla [[scultura romana]]. Il cavallo procede all'[[ambio]] per cui alza contemporaneamente le zampe dallo stesso lato, il destro; era opinione del [[Vasari]] che ciò fosse un errore perché il cavallo non avrebbe potuto stare in piedi, ma la correttezza della posizione fu ribadita dal Baldinucci e dal Cicognara. L'irruenza del cavallo, trattenuta senza fatica dal condottiero, è tra gli elementi che sottolineano l'abilità del cavaliere ripresi poi da [[Donatello]] nel [[monumento equestre al Gattamelata]].
 
L'affresco è impostato secondo due diversi impianti prospettici, uno per la base, scorciato dal basso, e uno frontale per il cavallo ed il cavaliere, che rendono la rappresentazione irreale ed enigmatica. La base ricorda un alto altare, con gli stemmi del condottiero, sopra il quale si trova il sarcofago dipinto, a sua volta sormontato dal monumento equestre. Sulla cassa si legge l'iscrizione : <small>IOANNES ACVTVS EQVES BRITANNICVS DVX AETATIS SVAE CAVTISSIMUS ET REI MILITARIS PERITISSIMVS HABITVS EST</small>. La firma dell'artista invece si trova sul bordo dell'altare: <small>PAVLI VGIELLI OPVS</small>.
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