Differenze tra le versioni di "Pietro Bembo"

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Tornò a [[Ferrara]] nel [[1502]], dove conobbe [[Lucrezia Borgia]], all'epoca moglie di [[Alfonso d'Este]], con la quale ebbe una relazione. In quel periodo [[Ferrara]] era in guerra con Venezia per il controllo del [[Polesine]], di [[Rovigo]] e del mercato del sale ("[[Guerra di Ferrara (1482-1484)|guerra del sale]]"). Bembo fuggì nel [[1505]] quando la [[peste]] decimò la popolazione della città.
 
Fra [[1506]] e [[1512]] visse ada [[Urbino]], e qui iniziò a scrivere una delle sue opere maggiori: ''[[Prose della volgar lingua]]'', (pubblicata solo nel [[1525]]); e il suo lavoro assunseassurse iai livelli più alti della sua carriera di [[umanista]]. Nel [[1513]] seguì a [[Roma]] Giulio de' Medici, futuro [[papa Clemente VII]]. A Roma [[papa Leone X]] lo volle suo segretario e in tale veste protesse molti letterati ed eruditi presenti nella capitale, fra cui [[Christophe de Longueil]].
 
Risale a quegli anni una discussione con Giovan Francesco Pico sul problema dell'imitazione dei classici. Fu amico di [[Latino Giovenale Manetti]] e di [[Bernardo Cappello]], che lo riconobbe esplicitamente come suo maestro ed è considerato il suo discepolo più importante<ref>[http://www.fondation-barbier-mueller.org/le-fonds/le-catalogue/fiches/article/cappello-bernardo-rime-1560 Cappello, ''Rime'' (in francese)]</ref>.
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