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Stanze di Raffaello

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[[File:Parnaso 12.jpg|thumb|250px|Il ''[[Parnaso (Raffaello)|Parnaso]]'', dettaglio]]
{{vedi anche|Stanza della Segnatura}}
L'ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la "Segnatura Gratiae et Iustitiae", presieduto dal pontefice e che usava riunirsi in questa sala. La celebrazione delle categorie del sapere negli affreschi ([[teologia]], [[filosofia]], [[poesia]] e [[giurisprudenza]]), ha fatto pensare che originariamente la sala fosse destinata a ospitare lo [[studiolo]] e la biblioteca del papa, sebbene non vi siano documenti in tale senso.
 
Nelle scene principali Raffaello si rifiutò di operare una semplice galleria di ritratti, come avevano fatto ad esempio [[Perugino]] nel [[Sala delle Udienze del Collegio del Cambio|Collegio del Cambio]] o [[Pinturicchio]] nell'[[Appartamento Borgia]], ma cercò di coinvolgere i personaggi in un'azione, caratterizzandoli con moti ed espressioni. Ciò è particolarmente evidente sin nel primo affresco, la ''[[Disputa del Sacramento|Disputa]]''. Temi tipici del Rinascimento, come la concordanza tra sapienza antica e moderna, pagana e cristiana, la poesia come fonte di rivelazione e conoscenza, la giustizia come culmine delle virtù etiche, vengono così ad essere rappresentate tramite azioni, in maniera del tutto naturale e diretta. Al posto delle rappresentazioni ermetiche dei suoi predecessori Raffaello creò scene che dovevano apparire concrete ed eloquenti, familiari grazie alla straordinaria padronanza del mezzo pittorico<ref name=DVC204>De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 204.</ref>.
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