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Aristotele pensava di risolvere il problema affermando che l'universale (o [[concetto]]) è ciò che si attribuisce, si predica ''per natura'' nei confronti di una pluralità di [[essenza (filosofia)|enti]]; per natura, nel senso che la caratteristica dell'universalità deve necessariamente coincidere con l<nowiki>'</nowiki>''essenza'' degli enti che si considerano e non con qualche loro caratteristica contingente, che può esserci o non esserci.
 
Ad esempio il fatto che la somma degli angoli interni di un triangolo sia equivalente a 180 gradi, a due angoli retti, noi lo riscontreremo in tutti i triangoli perché questa caratteristica appartiene ''per natura'' all'essenza (''ousia'') stessa del triangolo, se cioè la figura geometrica non realizzasse questa caratteristica (angoli interni uguale a due retti) il triangolo non esisterebbe. (<ref>Aristotele, ''Analitici posteriori'', 73''b'' 31)</ref></br>
Quindi, poiché questa (degli angoli interni, ecc.) è una determinazione ''universale'' che coincide con l<nowiki>'</nowiki>''essenza'' stessa (del triangolo) allora noi possiamo applicarla ad ogni altro ente particolare (ai più diversi triangoli). Tutti i più diversi triangoli avranno come ''universale'' la caratteristica che gli angoli interni equivalgono a due retti. (ibid<ref>Aristotele, ''Op. cit.'' 74''a'' 25 sgg.)
 
Per Aristotele allora la [[scienza]] è sempre scienza dell'universale, essa non considera i particolari ma solo le caratteristiche universali che si rifanno all'essenza-[[sostanza (filosofia)|sostanza]]<ref>Per semplicità qui si parla indifferentemente di sostanza ed essenza in Aristotele che in effetti egli sottilmente distingue in quattro diverse particolarità che sono:
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