Arturo Toscanini: differenze tra le versioni

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Nato da [[Claudio Toscanini]] e Paola Montani, vinse una borsa di studio al [[Conservatorio di Parma]], dove studiò dall'età di nove anni [[violoncello]] e [[composizione musicale|composizione]], diplomandosi nel [[1885]] con lode distinta.
Dal [[1880]] era violoncellista nell’orchestra del Teatro Regio.
Nel [[1886]] si unì come violoncellista e come secondo maestro del coro all'[[orchestra]] di una compagnia operistica, con la quale girò il [[Sudamerica]]. In [[Brasile]] il direttore Leopoldo Miguez abbandonò l'orchestra, e dichiarò ai giornali che la sua decisione era stata causata dal comportamento degli orchestrali italiani. Il suo sostituto, Carlo Superti, doveva dirigere l' ''[[Aida (opera)|Aida]]'' a [[Rio de Janeiro]], ma fu pesantemente contestato dal pubblico, non riuscendo neanche a dare l'attacco all'orchestra. Toscanini, incitato da alcuni colleghi strumentisti, prese la bacchetta, chiuse lo spartito e incominciò a dirigere l'opera a memoria. Ottenne così un grandissimo successo iniziando così la carriera di direttore, a soli 19 anni, continuando a dirigere nella tournée e ottenendo al ritorno in Italia l’incaricola di concertare e poi dirigere,scrittura al [[Teatro Carignano]] di [[Torino,]] per l'''[[Edmea (opera)|Edmea]]'' di [[Alfredo Catalani|Catalani]]. Nel [[1888]] diresse ''[[La forza del destino]]'' al [[Teatro Dal Verme]] adi [[Milano]].
 
Prima di intraprendere a pieno ritmo la carriera di direttore d'orchestra, tra il 1884-1888, Toscanini si dedicò alla composizione di alcune liriche per voce e pianoforte. Si ricordano: Spes ultima dea, Son gelosa, Fior di siepe, Desolazione, Nevrosi, Canto di Mignon, Autunno, V'amo, Berceuse per pianoforte.
 
Iniziò a collaborare come direttore d'orchestra con il [[Teatro alla Scala]] di [[Milano]] nel giugno 1898 per la riapertura del teatro, col duca [[Guido Visconti di Modrone (senatore)|Guido Visconti di Modrone]] come direttore stabile, il compositore [[Arrigo Boito]] vice-direttore e [[Giulio Gatti Casazza]] amministratore. Alla Scala fece pressione per riformare il modo di rappresentare l'opera, ottenendo nel 1901 quello che ai tempi era il sistema di illuminazione scenica più moderno e nel 1907 una fossa per orchestra. Insistette inoltre per abbassare le luci durante la rappresentazione, proibì l'ingresso ai ritardatari e tolse di mezzo i bis. Come scrisse il suo biografo [[Harvey Sachs]]: "egli credeva che una rappresentazione non potesse essere artisticamente riuscita finché non si fosse stabilita una unità di intenti tra tutti i componenti: cantanti, orchestra, coro, messa in scena, ambientazione e costumi". Il 26 febbraio 1901, in occasione della traslazione delle salme di [[Giuseppe Verdi|Verdi]] e di [[Giuseppina Strepponi]], diresse 120 strumentisti e circa 900 voci nel "[[Va pensiero]]", che non compariva alla Scala da vent'anni.
[[File:Toscanini5.jpg|thumb|200px|Arturo Toscanini]]
Nel 1908 si dimise dalla Scala e fu invitato a dirigere presso il teatro [[Metropolitan Opera|Metropolitan]] di [[New York]], venendo molto contestato per la sua decisione di abbandonare l'Italia. Proprio durante tale esperienza Toscanini comincerà a considerare gli [[Stati Uniti]] come la sua seconda patria.
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