Differenze tra le versioni di "Michele Federico Althann"

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{{Cardinale
|nome=Michele Federico Althann
|titolocard=
|ruoliattuali=
|ordinato=
|consacrato=[[1718]]
|ruoliricoperti=[[Vescovo]] di [[Diocesi di Vác|Vác]] (con carica e titolo di [[vescovo-conte]]) dal [[1718]] al [[1734]]
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|patrconsacrato=
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}}
 
{{Bio
|Nome = Michele Federico
|Cognome = Althann
|Sesso = M
|LuogoNascita = Glatz
|LuogoNascitaLink = Kłodzko
|GiornoMeseNascita = 20 luglio
|AnnoNascita = 1682
|LuogoMorte = Vác
|GiornoMeseMorte = 20 giugno
|AnnoMorte = 1734
|Attività = cardinale
 
== La carriera ecclesiastica ==
Figlio del conte [[Michele Venceslao Althann|Michele Venceslao]] e di Anna Maria Aspermont, venne avviato alla carriera ecclesiastica e studiò a [[Neuhaus]], [[Praga]] e [[Roma]], per poi diventare canonico di [[Praga]], [[Olomouc]], [[Varsavia]] e [[Breslavia]] e vicario generale a [[Obunzlau]].
 
Nel [[1714]] ritornò a Roma in qualità di auditore della [[Sacra Rota]]. Il [[4 gennaio]] [[1718]] venne nominato [[diocesi di Vác|vescovo di Vác]] (diocesi comprendente la città di [[Pest]]), dignità congiunta al titolo ed alla funzione di [[Vescovo-Conte]]. Althann, però, continuò a risiedere a Roma e nel [[1719]] divenne [[cardinale]] del [[titolo cardinalizio|titolo]] di [[Santa Sabina (titolo cardinalizio)|Santa Sabina]]. In tale veste ricoprì i ruoli di coprotettore della Germania e dei paesi ereditari asburgici, ambasciatore d'[[Casa d'Austria|Austria]] presso la [[Curia romana]] e consigliere dell'imperatore. Al [[conclave]] del [[1721]] coordinò con successo le strategie dei cardinali asburgici che riuscirono a far eleggere al soglio pontificio [[Papa Innocenzo XIII|Michelangelo Conti]], figura ritenuta gradita alle cancellerie di tutte le principali potenze europee.
Per la partecipazione intensa alla vita culturale romana, nel [[1722]] fu acclamato membro dell'[[Accademia dell'Arcadia]], col nome di ''Teodalgo Miagriano''.
 
== Viceré a Napoli ==
Grazie alla stima raggiunta presso la corte viennese nell'esercizio delle funzioni diplomatiche presso la Curia romana, il [[19 maggio]] [[1722]] Althann fu nominato [[viceré di Napoli]], dove giunse il [[22 giugno]] dello stesso anno. La città allora aveva circa 200.000 abitanti: sei anni dopo, al termine del mandato, ne avrebbe avuti 250.000.
 
Il nuovo viceré si impegnò con grande energia nel perseguire le riforme chiestegli dal re [[Carlo VI del Sacro Romano Impero|Carlo VI]]. Sin dall'insediamento a Napoli del [[1713]], il governo austriaco aveva cautamente intrapreso un programma di ammodernamento del regno e di rilancio dell'economia. Il viceregno di Althann comportò una significativa accelerazione in questo processo: su istruzione di Carlo VI, il cardinale riordinò lo stato limitando l'autonomia, sino ad allora eccessiva, delle magistrature locali e ne accrebbe la correttezza amministrativa.<ref>A. M. Rao, ''Il Regno di Napoli nel settecento'', Napoli, 1983, p. 44</ref> Sul piano diplomatico intraprese inoltre una normalizzazione dei rapporti con Roma.
In politica economica istituì il pubblico [[Banco di San Carlo]], per finanziare l'imprenditoria privata, liquidare la [[manomorta ecclesiastica]] e migliorare i conti pubblici del regno. Favorì l'incremento dei commerci interni ed esterni rivedendo le tariffe e il regolamento delle dogane. Tentò una più equa redistribuzione dei carichi fiscali a scapito della feudalità locale, che infatti non tardò ad inimicarsi. Anche i ceti civili ebbero motivi di attrito con Althann, soprattutto a causa del suo tentativo di ridurre l'autonomia dei ministri e funzionari di corte, contrastarne la corruzione e migliorare il sistema giudiziario. Un peso rilevante fu anche dovuto all'atteggiamento filocuriale in politica estera.
 
Nel [[1723]] l'autorizzazione concessa alla pubblicazione di due opere d'avanguardia, la "Istoria civile del regno di Napoli", dell'anticurialista [[Pietro Giannone]], e le "Discussioni istoriche theologice e filosofice" di [[Costantino Grimaldi]] scatenò una violenta reazione contro il viceré anche tra i membri del clero, [[Gesuiti]] in testa, che riuscirono nell'intento di sobillare, come mostra la contestazione subita dal cardinale quando prese la parola il giorno di [[San Gennaro]], all'annuale appuntamento con il miracolo del sangue.
[[ImmagineFile:SCA08.jpg|right|thumb|225px|Stemma Althann sulla colonna della SS. Trinitá a Vác]]
 
Gradualmente, veniva meno anche la fiducia della corte viennese, sfavorevolmente colpita dai ripetuti tentativi di accentramento del potere e dalla sua accondiscendenza verso Roma. Nel [[1726]] si giunse così ad esautorarlo da una serie di importanti prerogative. Ciononostante Althann continuò la sua politica contro i baroni, ai quali voleva togliere la giurisdizione criminale, da loro esercitata su tutto il territorio grazie ad anacronistici diritti feudali. Nel [[1728]] tentò di riorganizzare la giustizia, contrastando la sovrapposizione di competenze tra i diversi tribunali, ritenuta "''una delle principali cause del disordine e della lentezza dell'attività giudiziaria''", ma venne sollevato dall'incarico.
Il [[31 luglio]] [[1728]], con la consegna dei poteri interinali nelle mani dell'allora viceré di Sicilia [[Joaquín Fernández Portocarrero|Marques de Almenara]], finiva il più lungo viceregno di Napoli del periodo di Carlo VI, durante il quale - per la prima volta - si era conseguito il pareggio di bilancio.
 
===Iniziative culturali===
Sotto il profilo culturale, a Napoli il periodo di viceregno dell'Althann fu altrettanto intenso quanto sul piano politico. Il viceré, [[accademia dell'Arcadia|arcade]] e conoscitore d'arte, si sentiva a proprio agio in una Napoli in cui, nella vita culturale, prevalevano le tendenze classiciste. Gli austriaci avevano mostrato subito un notevole interesse verso la cultura napoletana e particolarmente per la pittura, come manifestavano le numerose commissioni per opere destinate alla madrepatria.
 
Nel 1724 Althann commissionò una straordinaria macchina [[pirotecnica]] "di capricciosa e nuova invenzione all'uso tedesco" per festeggiare, il [[28 agosto]] il compleanno dell'imperatrice [[Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel|Elisabetta]], moglie di [[Carlo VI del Sacro Romano Impero|Carlo VI]]. Lo stesso anno fece ingrandire il [[Teatro San Bartolomeo]]. [[Metastasio]] dedicò al viceré il suo primo melodramma,"Didone Abbandonata" e un gruppo di poeti arcadi nel [[1725]] pubblicò una raccolta in suo onore. Nel 1727 invece Althann commissionò all'artista romano [[Girolamo Pesci]] una tela raffigurante il ''Martirio di San Gennaro'', che fu inviata alla sua [[cattedrale]] di Vác.
 
Prima di lasciare Napoli, nel [[1728]] fece eseguire a [[Francesco Solimena]] una tela raffigurante se stesso nell'atto di offrire a [[Carlo VI del Sacro Romano Impero|Carlo VI]] il catalogo della pinacoteca imperiale (oggi al [[Kunsthistorische Museum]] di Vienna), che "suscitò un vero entusiasmo"<ref>''Civiltà del '700. Napoli 1734-1799'', cat. della mostra, vol. I, Napoli, 1979, p. 130</ref>.
Nel giugno [[1728]] Althann, comunicò al concistorio di Vác l'imminenza del suo ritorno. Sino ad allora l'amministrazione della diocesi e della città era stata possibile mediante il concistorio e il vicario generale [[András Berkes]].
 
Strenuo difensore dell'ortodossia cattolica e solito a pratiche di penitenza, mise in pratica nella sua diocesi le idee della [[Controriforma]], rafforzando le istituzioni cattoliche, curando la formazione dei sacerdoti, aprendo i conventi dei [[francescani]] e degli [[scolopi]] e portando diverse reliquie tra le quali quelle di [[San Vittore]] e [[San Tommaso d'Aquino]]. Contemporaneamente limitò le pratiche di culto dei [[calvinisti]] e dei [[luterani]] presenti in città.
 
Avviò lavori sul vecchio palazzo vescovile gravemente danneggiato da un incendio nel [[1731]] e cercò d'incrementare la [[Biblioteca vescovile di Vác|biblioteca]], con l'intento, comune a tutti i vescovi dell'epoca, di ricomporre la biblioteca di [[Mattia Corvino]]. Soprattutto, nel campo delle arti recuperò la tradizione [[Rinascimento|rinascimentale]] della città (a suo tempo promossa dal predecessore [[Andrea Báthori]]) come forma di esaltazione della Chiesa cattolica. A lui si deve la traslazione da [[Praga]] a Vác della cosiddetta ''Madonna di Andrea Báthori'', realizzata da maestranze italiane.
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