Differenze tra le versioni di "Pensaci, Giacomino!"

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|Scena= ''In una cittaduzza di provincia. Oggi.''
|Epocacomposizione=[[1916]] (versione siciliana); [[1917]] (versione italiana)
|Primarappresentazione= [[10 luglio]] [[1916]] (versione siciliana)
|Teatro= Teatro Nazionale di [[Roma]] (versione siciliana)
|Primaitaliana=
|Teatroprimaitaliana=
|Versionisuccessive= ''Pensaci Giacomino!'' in [[lingua siciliana|siciliano]], presentato al [[Teatro Valle]] di Roma il [[25 aprile]] [[1932]]
|Personaggi=
*''Agostino Toti'', professore di Storia Naturale
 
==Genesi==
Il nucleo originario della commedia è tratto dalla novella omonima, originariamente pubblicata sul ''[[Corriere della sera]]'' del 23 febbraio [[1910]] e poi trasposta in una versione teatrale in [[lingua siciliana|siciliano]]: successivamente venne tradotta in [[lingua italiana|italiano]]. La composizione in siciliano fu realizzata per soddisfare le richieste di un affermato [[attore (spettacolo)|attore]] comico, [[Angelo Musco]] che fu anche protagonista assieme a Elio Steiner e Dria Paola della riduzione cinematografica ''[[Pensaci, Giacomino! (film 1936)|Pensaci, Giacomino!]]'' del [[1936]].
 
Tra i più celebri interpreti della commedia vi furono, oltre ad Angelo Musco, anche [[Sergio Tofano]] e [[Salvo Randone]].
==Trama==
===Primo atto===
La scena si apre su una scuola siciliana con il professor Toti, un insegnante [[ginnasio (sistema scolastico italiano)|ginnasiale]] di paese, ormai vecchio e privo di [[autorità]]. In conflitto con tutti ed incapace di continuare ad insegnare garantendo un minimo di disciplina in classe, Toti, è per di più profondamente amareggiato nei confronti della società.
 
Per vendicarsi dello [[Stato]], causa dei disordini continui e soprattutto colpevole di averlo sottopagato rendendogli impossibile fino ad allora formarsi una famiglia, prende per moglie la giovanissima Lillina: potrà così assicurarle, alla sua morte, la propria pensione. Il fatto che Lillina sia incinta di un giovane del paese, Giacomino, non sembra turbare eccessivamente Toti: secondo i suoi piani, il ragazzo potrà continuare ad adempire ai doveri matrimoniali, mentre il ruolo giuridico e formale di capofamiglia resterà a lui.
 
Tra Toti e Giacomino non c'è un cattivo rapporto, anche perché quest'ultimo è stato in passato allievo del professore. Dopo una burrascosa discussione che coinvolge tutta la famiglia, il professore riesce ad imporre agli altri questo suo progetto di un ''[[ménage à trois]]'': secondo lui, l'importanza degli scopi che ci si prefigge è più importante della stupidità della gente, sempre pronta a malignare per quelle che ritiene stranezze e comportamenti fuori dal normale.
 
===Secondo atto===
La storia riprende dopo l'avvenuto matrimonio tra Toti e Lillina: siamo nella casa della nuova famiglia.
 
Il figlio di Giacomino, Ninì, viene curato ed allevato dal vecchio professore come fosse suo. Ad intorbidire la vicenda intervengono le lamentele della gente del posto, sempre più scandalizzata: primo tra tutti il Cavalier Diana, il direttore del Ginnasio dove Toti insegna Storia Naturale. Egli lo invita a lasciare la scuola, dato che come professore non può infischiarsi della sua immagine davanti alla gente; effettivamente, la cosa sarebbe fattibile, dato che nel frattempo Toti ha ereditato inspettatamente una piccola fortuna da un parente in [[Romania]] e quindi non avrebbe più preoccupazioni economiche.
 
===Terzo atto===
Siamo a casa di Rosaria, dove arriva Padre Landolina, annunziandole che Toti è disposto a firmare una carta dove il professore smentisce tutte le dicerie che circolano in paese. Il documento è di primaria importanza per la famiglia Delisi: Rosaria infatti è fermamente decisa a fare sposare suo fratello con un'altra ragazza.
 
In questa situazione, comicamente patetica, Giacomino è sul punto di arrendersi e di accettare il fidanzamento con questa ragazza per rifarsi una vita così come vorrebbe la sorella. Naturalmente Rosaria è sostenuta anche dal prete Landolina che, per togliere Giacomino da questa scandalosa situazione, gli consiglia di abbandonare suo figlio e la sua compagna.
 
Alla fine però Toti si recherà da Giacomino tenendo il piccolo Ninì per mano, minacciando di andare a casa della nuova fidanzata in compagnia del figlioletto e di rivelarle tutta la storia.
 
Successivamente in un drammatico scontro con padre Landolina dirà il professore al prete:<br>
:«Che crede? Lei neanche a Cristo crede!»
 
Messo a tacere il prete, con la dovuta fermezza, Toti ha fatto capire a Giacomino che egli deve prendersi le sue responsabilità: anche se è un'impresa quasi impossibile andare avanti con la [[farsa]] del ''ménage à trois'', ormai è troppo tardi per tirarsi indietro.
 
{{Pirandello}}
{{portale|letteratura|teatro}}
 
[[Categoria:opereOpere teatrali italiane]]
[[Categoria:opereOpere teatrali in italiano]]
[[Categoria:opereOpere teatrali in siciliano]]
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