Differenze tra le versioni di "Italo Tibaldi"

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{{Bio
|Nome = Italo
|Cognome = Tibaldi
|Sesso = M
|LuogoNascita = Pinerolo
|GiornoMeseNascita = 16 maggio
|AnnoNascita = 1927
|LuogoMorte = Ivrea
|GiornoMeseMorte = 13 ottobre
|AnnoMorte = 2010
|Categorie = no
|Epoca = 1900
|FineIncipit = è stato un superstite dei campi di concentramento di [[campo di concentramento di Mauthausen|Mauthausen]] ed [[campo di concentramento di Ebensee|Ebensee]]. Dopo la sua liberazione si è dedicato alla ricerca e ha pubblicato un libro sulla [[deportazione]] dall’Italia ai lager [[Nazionalsocialismo|nazisti]]
|Immagine = Tibaldi Maris Napolitano.jpg
|Didascalia = [[Giorgio Napolitano]], si intrattiene con Italo Tibaldi durante la celebrazione del [[Giorno della Memoria]] il [[27 gennaio]] [[2009]]
}}
 
== Nella Resistenza ==
 
Il padre di Tibaldi era ufficiale di Cavalleria alla scuola di Cavalleria di [[Pinerolo]]. <ref>''Se non indicato diversamente, tutte le informazioni sono tratte dalla testimonianza di Tibaldi su „Lager e deportazione“ (vedi „Collegamenti esterni“)''</ref> In seguito al disgregamento dell’esercito il padre si unì ad una formazione di [[Resistenza italiana|Resistenza]] e Tibaldi diventò “automaticamente“ staffetta.
 
== Arresto e deportazione ==
Arrivati al campo situato su una collina, i deportati furono fatti spogliare, spinti nelle docce, disinfettati e portati alla baracca di [[quarantena]]. Lì avvennero la vestizione e l’immatricolazione. A Tibaldi vennero assegnati il numero di matricola 42307 e il [[Triangolo rosso (Nazismo)|Triangolo rosso]] per i deportati politici. I prigionieri non potevano né uscire, né avevano compiti esterni.
 
Il 28 gennaio 1944, dopo due settimane di quarantena, Tibaldi e circa 500 altri deportati furono trasferiti al campo di concentramento di Ebensee che in quel periodo era ancora in costruzione.
 
== La vita nel campo di Ebensee ==
Dapprima fu assegnato ad un lavoro che consisteva nel tagliare delle piante, poi al lavoro nelle gallerie. In generale gli italiani non furono ben visti nel lager, perché “la figura dell’italiano è belligerante”. A causa della sua giovinezza e la sua attività di [[partigiano]] riuscì a farsi rispettare, particolarmente dai deportati russi.
 
Insieme ad altri italiani Tibaldi fece parte del Comitato di Resistenza che esisteva nel campo di nascosto.
 
Il 4 maggio – due giorni prima della liberazione del campo da parte delle truppe americane – il comandante del campo invitò i deportati ad andare nelle gallerie per salvaguardarli. In realtà le [[Schutzstaffel|SS]] volevano farle saltare ed uccidere tutti quanti. I prigionieri si rifiutarono di obbedire all’ordine e il personale del campo fuggì.
== Il ritorno in Italia ==
 
Tibaldi pesava appena 36 chili e venne ricoverato all’ospedale americano a [[Salisburgo]], che era stato istituito in una caserma. In seguito fu portato all’ospedale militare di [[Bolzano]]. Lì trovò qualcuno che lo portò fino a [[Milano]]. Già a Milano cominciò il primo duro impatto: erano i familiari che chiedevano notizie riguardanti i figli, i fratelli, etc.
 
A proposito di queste esperienze dolorose Tibaldi dice: “...oppure anche il discorso di spiegare a una madre che hai visto il figlio andare al forno crematorio e alla camera a gas, come si fa?”
Più tardi Tibaldi entrò nel Comune di Torino come [[geometra]]. Si dette inoltre alla ricerca e pubblicò un’opera preziosa sui trasporti dall’Italia ai lager nazisti.
 
== La morte ==
Dopo essere entrato in uno stato di depressione permanente, Italo decide di mettere in atto uno sciopero della fame. A due settimane dall'entrata in atto dello stesso, la mattina del 13 ottobre 2010 è colpito da infarto, che nel tardo pomeriggio fa sopraggiungere la morte.
 
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