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[[File:Crismon-symbol.svg|thumb|150px|Schema del Monogramma di Cristo.]]
Il '''monogramma di Cristo''' o '''Chi Rho''' (o ''CHRISMON'') è una combinazione di lettere dell'[[alfabeto greco]], che formano una abbreviazione del nome di [[Gesù]]. Esso viene tradizionalmente usato come [[simbolismo religioso#Altri simboli cristiani|simbolo cristiano]] ed è uno dei principali [[Cristogramma|cristogrammi]].
In [[Unicode]] il simbolo ''chi-rho'' corrisponde a U+2627 (☧).
 
== Caratteristiche ==
Ai lati di queste due lettere, se ne trovano molto spesso altre due: una 'α' ed un 'ω', alfa ed omega, prima ed ultima lettera dell'[[alfabeto greco]], usate come simbolo del principio e della fine.
 
La scelta si rifà all'[[Apocalisse di Giovanni]] (21,6): {{quoteCitazione|Ecco sono compiute!
Io sono l'Alfa e l'Omega,
il Principio e la Fine.}}
Scrivendo in greco, [[Eusebio di Cesarea]] diede due versioni aggiuntive della famosa visione di Costantino:
* Secondo la ''[[Storia ecclesiastica (Eusebio di Cesarea)|Historia ecclesiae]]'' ("Storia della chiesa"), l'imperatore ebbe la visione in Gallia, mentre tornava a Roma, molto prima della battaglia con Massenzio: la frase così come viene da lui resa era "ἐν τούτῳ νίκᾳ"; letteralmente, "In questo, vinci!".
* In una successiva memoria agiografica dell'imperatore, che Eusebio scrisse dopo la morte di Costantino ("Sulla vita di Costantino", ca. 337‑339337‑339), l'apparizione miracolosa avvenne quando gli eserciti si incontrarono sul Ponte Milvio. In quest'ultima versione l'imperatore aveva meditato sulla questione logica delle sfortune che accadono agli eserciti che invocano l'aiuto di molti dei, e decise di cercare l'aiuto divino per l'imminente battaglia, dal "Solo Dio". A mezzogiorno Costantino vide una croce di luce sovrimpressa al Sole. Attaccata ad essa c'era la scritta ''In hoc signo vinces''. Non solo Costantino, ma l'intera armata, avrebbe visto il miracolo.
 
Per giustificare la nuova versione degli eventi, Eusebio scrisse nella ''Vita'' che Costantino stesso gli aveva raccontato questa storia "e la confermò con dei giuramenti", in tarda età "quando fui ritenuto degno della sua conoscenza e compagnia". "In effetti", dice Eusebio, "avesse raccontato questa storia chiunque altro, non sarebbe stato facile accettarla". Lo storico Ramsey MacMullen, moderno biografo di Costantino, spiega: {{quoteCitazione|Se la scritta in cielo fu vista da 40.000 uomini, il vero miracolo risiederebbe nel loro silenzio sull'accaduto" (''Constantine'', 1969).}}
 
Tra i molti soldati raffigurati sull'[[Arco di Costantino]], che venne eretto solo tre anni dopo la battaglia, il ''labarum'' non compare, né è presente alcun indizio della miracolosa affermazione di protezione divina che era stata testimoniata, dice Eusebio, da cosi tanti. Se si crede al racconto di Eusebio sarebbe andata sprecata inspiegabilmente una grandiosa opportunità per il tipo di propaganda politica che l'Arco era stato espressamente costruito per presentare. La sua iscrizione dice che l'imperatore aveva salvato la ''[[Repubblica romana|res publica]]'' <small>INSTINCTU DIVINITATIS MENTIS MAGNITUDINE</small> ("per istinto [o impulso] della divinità e per grandezza della mente"). Quale divinità non viene specificato, anche se ''[[Sol Invictus]]''— il Sole Invincibile (identificabile anche con [[Apollo (divinità)|Apollo]] o [[Mitra (divinità)|Mitra]])— è iscritto sul conio costantiniano del periodo.
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